Verso il 19 ottobre. Scusa ma quello non è dell’antiterrorismo

nonchiediamonientePubblichiamo l’articolo: “Tornano gli spacca vetrine: Città in fiamme. L’allerta dell’Antiterrorismo in occasione del corteo contro il decreto del fare.” E’ di Augusto Parboni, da “Il tempo” di Roma ed è inserito nelle pagine di  cronaca.

Questo è l’ultimo articolo di una serie di cantilene che sono state ospitate sui giornali romani. La scelta di pubblicarlo nello spazio di costituentex nasce da una domanda che ci siamo posti, a cui vorremo trovare una risposta.

La domanda è la seguente: “Come mai Il mainstream lancia l’allarme forcaiolo contro i movimenti nelle cronache romane e non nelle colonne nazionali?”.

La domanda sembra più che legittima. La criminale voglia di criminalizzazione dei movimenti non avrebbe più efficacia in prima pagina? E allora perchè non praticarla apertamente, palesemente?

Dobbiamo riflettere su questa nuova strategia di informazione/comunicazione. Seriamente. Perchè il terreno della comunicazione e anche un terreno materiale.

Ecco l’articolo. 

Manca un mese, e Roma sarà messa a ferro e fuoco. Tornerà ad essere, ancora una volta, terreno di battaglia, di una vera e propria guerriglia urbana. E a distruggere auto e vetrine, a lanciare sassi, bottiglie e a usare bastoni saranno sempre gli stessi antagonisti che da anni organizzano manifestazioni di protesta nella città eterna. Una galassia composita alimentata da appartenenti ai No Tav, black bloc, frange violente della lotta per la casa, anarco-insurrezionalisti fino ad arrivare agli ultrà più aggressivi che con il calcio non hanno nulla a che fare.

La data è stata fissata per il 19 ottobre, in occasione, tra l’altro, del pronunciamento dei giudici di Milano sul ricalcolo dell’interdizione per Berlusconi. Ma questo sabato d’autunno sarà soltanto una giornata conclusiva di una serie di manifestazioni che verranno organizzate a Roma e in altre città italiane.

La Capitale, infatti, secondo alcune relazioni dell’Antiterrorismo, è stata scelta di nuovo come luogo d’arrivo e di guerriglia, dove i vari gruppi si riuniranno per concedere il «bis», anzi il «tris» della lotta di San Giovanni del 15 ottobre del 2011 e del 14 dicembre del 2010, giorno in cui la città su devastata durante la votazione della fiducia al governo del Cavaliere.

Gli analisti di polizia e carabinieri hanno monitorato il tam tam che dal alcuni giorni sta accadendo sul web tra chi sta organizzando le manifestazioni, esortando chiunque è contro il «decreto del fare» e più in generale contro chi non dà case e lavoro a chi ne ha bisogno.

Non usano mezzi termini per descrivere quali sono le loro intenzioni: «Il 19 ottobre può rappresentare l’occasione ideale per un ulteriore salto di qualità della guerriglia urbana».

Insomma, la stessa intelligence che monitora il fenomeno non esita a mettere nero su bianco che sarà un autunno «caldo». Non è un caso che da giorni le forze dell’ordine stanno tenendo sotto controllo le aree di raccordo e i luoghi abitualmente frequentati dalle teste calde dei centri sociali romani, collegati con quelli milanesi, veneti, piemontesi e napoletani. Nelle informative degli investigatori viene scritto che nei prossimi mesi è «elevato il rischio» di manifestazioni violente.

«Non pago» e «Occupiamo tutto», le frasi che si ripetono spesso nelle carte delle forze dell’ordine tratte dallo studio dei siti internet. Non solo. Il 19 ottobre vogliamo dare vita a una «sollevazione generale, una giornata di lotta aperta, mettendo fianco a fianco giovani, precari ed esodati, sfrattati, occupati, senza casa e migranti, studenti e rifugiati, No tav e cassintegrati».

Nelle relazioni c’è anche altro, come le discussioni tra soggetti che hanno intenzione di partecipare alla manifestazione. «Il 19 ottobre a Roma sarà un giorno di assedio “alla spagnola” ai palazzi del potere. Questo sarà preceduto da una settimana di lotta (dal 11 al 17 in tutte le città) che esploderà appunto il 19 ottobre».

Sotto la lente d’ingrandimento dell’intelligence, anche il 18 ottobre, giorno in cui è stata organizzata la manifestazione congiunta dei sindacati di base sempre nella Capitale. E al riguardo, alcuni gruppi di anarchici sostengono che «serve rilanciare le lotte sui territori, e solo poi i grandi appuntamenti potranno essere delle cariche di dinamite pronte ad esplodere».