Un anno fa. After 15.10.2011. Le insurrezioni vengono e non si organizzano. Che fare?

Le rivolte sono determinate dalla condizioni materiali in cui siamo costretti a sopravvivere.

I riots vengono, accadono, scoppiano quando appare la falsa dicotomia fra pubblico e privato e si intuisce che le rappresentanze delle loro istituzioni – del pubblico e del privato, innanzi a tutte quelle politiche – non significano più niente e non possono rappresentare più nessuno, se non sè stesse nel saccheggio perenne della produzione del comune dell’umanità e della ricchezza dei suoi beni.

Questa evidenza diventa folgorante e senso comune in determinati momenti e luoghi.

La folgorazione non ha voce. E’ indicibile. Perchè va oltre il razionale. E’ una “bioragione”. Determinata dalla logica e dal corpo del vivente insieme, contemporaneamente. La folgorazione si concretizza quando le sofferenze che i popoli bue sopportano appaiono insostenibili.

L’insostenibilità trasforma segmenti di popolo in moltitudini. E questo avviene quando si rompe la cappa di controllo e di omologazione che ci fa popolo – gente che immagina di avere una stessa cultura, una stessa lingua, una stessa religione, uno stesso ambito nazionale, una stessa classe sociale e via dicendo.

Cose, che immaginiamo di avere in comune con gli altri “italiani”.

In realtà abbiamo culture di riferimento differenti, parliamo lingue diverse che sono i dialetti, siamo di fedi e credenze diverse, l’ambito nazionale non determina più identità perchè da decenni esse sono costruite globalmente, anche in riferimento ad appartenenze territoriali specifiche – i “lumbard” per esempio sono molto più vicini, caratterialmente e culturalmente, ai naziskin texani che ad un altro italiano – apparteniamo a classi sociali differenti, siamo maschi o femmine e abbiamo ancora altre mille differenze…

In pratica il popolo diventa moltitudine quando la governance non riesce più ad inibire i corpi viventi in un luogo ed in un determinato momento.

Questa trasformazione da popolo bue in moltitudine si scatena quando congiunture fattuali, situazioni reali ed immanenti, come una repressione criminale, un momento (bio)politico costituito, una scadenza o un rituale sociale, una colonizzazione comunque fatta –  dall’avvelenamento di territori o a progetti speculativi su di essi ad una ristrutturazione selvaggia di una azienda ecc., rendono, li ed in quel momento determinato, quei luoghi o quei non luoghi o quei territori outgovernace, fuori dalla governance diventano fuori dalla scena spettacolatare, diventano outsceni, osceni per il capitale.

L’insurrezione viene, anonima e tremenda e non la si costruisce. Quindi.

Chi cerca in essa organizzazioni, strutture, individui e soggetti che scatenino insurrezioni  è condannato ad un lavoro da sisifo. Un lavoro inconcludente.

I progetti che hanno per scopo la repressione degli organizzatori delle rivolte innestando dispositivi giuridici eccezionali hanno la sola efficacia di mettere in scena, sceneggiare un potere, inesistente realmente, delle istituzioni e delle rappresentanze del pubblico e del privato a cui non resta che lo spettacolo dell’apparenza per coprire la propria marciscenza. Hanno la sola efficacia di far credere che possono ancora qualcosa.

E allora che fare? Restare spettatori? No le rivolte vanno abitate. Vanno invitate ed ospitate.

Occorre costruire casa fra le moltitudine che le animano ed il caos che sollevano. Bisogna costruire le fondamenta delle case con tutto quello che le rivolte hanno in comune, con quello che ne costituisce la base, con quello che ne è imprescindibile, con quello che è un principio fondante ed ordinativo, con quello che crea la potenza comune. Che è la povertà.

E’ la povertà l’elemento principe che ci dà la possibilità di invitare, ospitare, rendere costituenti e permanenti le rivolte. Sedimentando potenza e istituzioni comuni ed immanenti.

Essere dov’è la povertà, che non è miseria, abitarla, costituirla in potenza comune.

Contro la barbarie.

Il dottnessuno affinchè le lotte globali del 15Ott. e il tumulto romano del 14Dic. diventino dei precedenti.

Salerno il 3 nov. 2011.