Tre anni fa. Iniziato il processo per la morte di Francesco. Ma non ci basta

Per ricordare Francesco nel quarto anniversario sua morte, pubblichiamo un articolo sulla prima udienza del suo processo insieme ad un video sulla sua morte. Pubblicato il 2/7/2010 in community di globalproject.

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Iniziato il processo per la morte di Francesco. Ma non ci basta.

Francesco Mastrogiovanni è morto il 4 agosto 2009 nel reparto Psichiatrico dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania in provincia di Salerno, dove è stato legato mani e piedi al letto di contenizione e lasciato marcire per 4 giorni, senza acqua né cibo.

Alla prima udienza del processo per Francesco più di un centinaio di amici, compagni e fratelli di Francesco si sono radunati davanti al tribunale di Vallo per affermare con forza che lo stato uccide e che non permetteranno di chiamare pazzia la ribellione.

Francesco Mastrogiovanni   

Il 28 giugno, a Vallo della Lucania, in provincia di Salerno, è iniziato il processo per Francesco Mastrogiovanni (nella foto), morto il 4 agosto 2009, nel reparto psichiatrico dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, dove è stato legato mani e piedi al letto di contenizione e lasciato marcire per quattro giorni senza acqua né cibo.

Vicino alla verità – una scritta in greco  (aletheia) con lettere di marmo, installata davanti al tribunale di questa città – si sono radunati più di un centinaio di amici, compagni e fratelli di Francesco. Sono venuti dai paesi del Cilento, da Salerno, da Napoli, da Ancona da Bologna e da altre città. Alcuni si sono seduti in aula, insieme a qualche imputato infermiere. I medici non c’erano. Dei diciotto imputati solo quattro o cinque si sono presentati.

Un silenzio gelido accoglie il rito giudiziario. Manca una nomina…sono dell’associazione… costituente parte lesa per Mastrogiovanni… L’imputato è presente?.. Si… No… L’avvocato… difende… ecco il mandato… e così via col linguaggio criptico della giustizia. Arriva il carrello con gli atti. Migliaia di fogli con la pretesa di contenere la fine di una vita libera rinchiusa violentemente in una istituzione totale. Giuseppe Mancoletti di Capaccio, il più fortunato compagno di stanza di Franco, per lui solo 23 ore di contenimento, senza mangiare né bere, se l’è cavata e si è costituito parte civile insieme all’Asl Salerno, agli avvocati di Senza Frontiere di Milano, del Telefono viola di Roma, dell’Unasan (Unione nazionale associazioni per la salute mentale), del comitato “Verità e giustizia per Mastrogiovanni” e dell’associazione Robin Hood. Parte civile si era già costituita Caterina sorella di Franco, anche Chiara e Rosalba, le altre due sorelle oggi rivendicano il loro diritto di parte lesa, insieme al fratello Alessandro, alla madre ed alle nipoti Adele e Veronica.

Il giudice fa un invito, forse stizzito, al silenzio. Come se la funzione burocratica fosse più sacra di una vita stroncata. Come se la rappresentazione giuridica di un probabile omicidio fosse più importante dell’omicidio stesso. La carne ed il sangue, le sofferenze vive sono rimosse e reificate in funzioni spettacolari col compito impossibile di fare giustizia. Rappresentazioni irreali e kafkiane di vite codificate nel linguaggio penale per ristabilire un ordine, democratico possibilmente, ma che sovrasta e domina l’immanenza della vita.

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Autorefenti e orgogliosi del loro ruolo di sciacalli che vivono del sangue, delle sofferenze e delle disgrazie altrui una pletora di avvocati con gesti e volti saccenti che nascondono, dietro parole ampollose, la giacca e la cravatta, la loro inutilità sociale. Eccezioni, sono solo eccezioni gli avvocati della dignità ribelle di Mastrogiovanni.

Eppure si ascoltava questa messa in scena con la speranza che potesse verificarsi un miracolo, quello di ottenere giustizia. Verità e giustizia che nessuna aula di tribunale potrà mai decretare. Perché qui si tenterà di giudicare solo una parte del calvario del maestro più grande del mondo, così lo chiamavano i suoi alunni, Franco era alto più di un metro e novanta.. Chi verbalizzerà sul perché del TSO? Chi giudicherà l’accanimento contro un uomo libero circondato per terra e mare come un animale – per eseguire il TSO le forze dell’ordine (?) cilentane hanno assediato il criminale con le pantere dei CC e con uno scafo della Finanza mentre lui era al Bar, vicino al campeggio dove era in vacanza, a prendere un caffè. Chi risarcirà Francesco che per una multa ha subito mesi di galera, per poi essere risarcito per la sua innocenza? Quale sentenza gli ridarà i suoi affetti, ai suoi scolari, la sua vita?

I volti scavati dei parenti e quelli mortificati dei compagni sono stretti in quell’aula e sotto quella scritta che invoca verità, fuori dal tribunale. Tutti col cuore più piccolo perché una sua parte è occupata dal ricordo di Franco. Si issano striscioni, si incollano manifesti e si distribuiscono volantini. Un gruppo di mediattivisti registra testimonianze e valutazioni. Lo stato uccide. Non vi permetteremo di chiamare pazzia la ribellione contro la vostra violenza, si dice.

Intanto il rito della giustizia continua, due difetti di notifica sono eccepiti dai difensori degli imputati, si danno appuntamenti al 30 novembre 2010 per le esamine delle costituzioni e al 14 marzo 2011 per la prima udienza. Sempre a Vallo.

Si torna a casa con astio. Per novembre bisogna essere ancora in tanti e di più per sommergere Vallo con libertà e rabbia per non oscurare questa ennesima infamia. Dobbiamo farlo.

Dott. Nessuno da Vallo con la morte nel cuore il 29.06.2010.

Qui Il video. Mastrogiovanni: Una morte misteriosa.