Storie salernitane: Giovanni Marini

processo2mariniGiovanni Marini nasce nel 1942 a Sacco, piccolo comune in provincia di Salerno, vicino Teggiano. Muore a Salerno nel dicembre del 2001. E’ stato un anarchico, uno scrittore e un poeta. Ha pubblicato vari libri di poesia e prosa, conquistandosi la fame de’ “Il poeta dei folli e dei giusti”.

Giovanni Marini a dieci anni si trasferì con la famiglia a Salerno. Vive un’aspra situazione sociale di miseria e disgregazione. In giovane età è un militante del PCI (Partito Comunista Italiano). Si diploma in ragioneria. Ma non riesce a trovare un lavoro in una Salerno all’epoca profondamente anticomunista. Dopo una lunga militanza si allontana dal PCI su posizioni anarchiche.
A Ventisei anni emigra a Monza, dove viene assunto come operaio. Ma sono gli anni della Milano operaia dell’autunno caldo e dopo pochi mesi Giovanni è licenziato per la sua attività “sovversiva”.
Nel 1970 torna a Salerno. Qui si dedica ad una controinchiesta su un oscuro incidente autostradale all’altezza di Ferrentino, a 58 Km da Roma, dove  Gianni Aricò, la fidanzata Annalise Borth, Angelo Casile, Franco Scordo, Luigi Lo Celso, i cosiddetti “anarchici della baracca”, trovarono la morte a bordo della loro Mini Mirror.
Gli anarchici stavano tornando a Roma con una nutrita documentazione sulla rivolta di Reggio Calabria e sul deragliamento del “Treno del Sole”. Documentazione che avrebbe svelato il ruolo di Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale e della ‘Ndrangheta su queste vicende.
Una cosa che “Avrebbe fatto tremare l’Italia.” dichiarò, qualche giorno prima di morire, Gianni Aricò.  Il rimorchio dell’autotreno che uccise i compagni era targato SA135371. Giovanni cercava di documentare che l’autista dell’autocarro che uccise i ragazzi era un dipendente di Junio Valerio Borghese.
In questo ambito e in questo clima si svolse la tragedia della morte di Carlo Falvella.

Carlo Falvella
Il 7 luglio 1972 prima sul Lungomare del centro di Salerno, Marini ed il suo compagno Giovanni Scariati, ebbero un diverbio animatissimo con Carlo Falvella e Giovanni Alfinito che, poi, dopo circa due ore, continuò con un nuovo incontro a via Velia. Questa volta agli anarchici si era aggiunto anche Francesco Mastrogiovanni. L’incontro finì male. Mastrogiovanni restò ferito e Falvella morì.
Nei vari processi che si sono succeduti Giovanni Scariati fu prosciolto in istruttoria. Francesco Mastrogiovanni, scontò un breve periodo di detenzione e fu imputato per rissa e Marini fu condannato a nove anni di carcere per omicidio preterentenzionale aggravato e concorso in rissa.

“Sussiste il reato di omicidio preterintenzionale quando avviene la morte di un soggetto come conseguenza della condotta di cui agli artt. 581 (reato di percosse) o 582 (reato di lesioni personali). Sull’elemento soggettivo del reato sussiste un cotrasto giurisdizionale. Parte della giurisprudenza rileva come, per la configurazione del reato, sia richiesto il dolo misto a colpa. L’agente, pertanto, vuole cagionare alla vittima l’evento minore (una lesione o una percossa), ma ottiene, per via di un comportamento colposo, la morte della stessa. Giurisprudenza contraria vede unicamente l’aspetto doloso della volontà di cagionare l’evento minore, facendo ricadere l’evento morte come conseguenza oggettiva della condotta dolosa.” Da Wikipedia.

Giovanni ne scontò sette. Più un anno di confino e tre in libertà vigilata.
Durante la carcerazione scrisse le poesie “E noi folli e giusti” con cui vinse il Premio Viareggio come opera prima. Il libro raccolse numerose valutazioni e critiche positive come quelle di Alberto Moravia, Camilla Cederna e Dario Fo.
Altre opere poetiche di Marini furono “Di sordomuti post.”, “Antonio per inerzia.”, “Il bambino chiamato Zio Ciccio.” 
Trovò lavoro presso una comunità montana di Salerno. Ma Giovanni si o fu emarginato progressivamente sia dalla politica che dalla vita sociale. Alla fine del 1982 appena finito la libertà vigilata fu arrestato con l’accusa di appartenenza alle Brigate Rosse. Risultando innocente. Gli ultimi anni della sua vita furono fustigati da una forte persecuzione politica e da varie violenze.
Giovanni muore d’infarto nel dicembre del 2001, all’età di 59 anni.
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