Spesa proletaria: L’infamia della retorica commiserativa

leninesproprioQuello che segue è un primo intervento sulla valutazione delle forme di dissuasione e di repressione che un’azione come la spesa proletaria incontra nella sua prassi.

 

La spesa proletaria è una normale spesa, che, solitamente, viene fatta in supermercati di grosse catene di distribuzione alimentari transnazionali. La sua peculiarità consiste nell’essere fatta in comune, insieme ad altre persone con la stessa necessità, per poi passare alle casse senza pagare, gridando, in svariate declinazioni e con mezzi più o meno articolati politicamente, di avere il diritto alla vita anche senza avere denaro per pagarselo.

Ultimamente è successo ad Afragola e a Cagliari.

Lo stato e gli sgherri della proprietà privata nel tempo hanno elaborato diversi modi per cercare di esorcizzare, reprimere e contenere questa forma di lotta.

La loro preoccupazione è stata, non solo e non tanto, quella di impedire il singolo episodio di esproprio proletario, ma sopratutto nascondere la visibilità oscena, per una società divisa in classi, di forme di vita inumane a cui sono costretti ampi strati di proletari, che in queste azioni vengono allo scoperto, manifestandosi pubblicamente, col pericolo – per loro – di rendere la “spesa proletaria” riconoscibile come legittima da intere aree sociali e quindi di poter essere replicata in vasta scala.

Uno dei modi dissuasivi, più diffusi e funzionali, a cui si fa ricorso è l’uso della retorica della commiserazione umana. “Capiamo le vostre necessità, ma questo non si fa. Esistono altre strade per far valere i vostri diritti.” Dicono all’unisono la cricca dei burocrati dei servizi sociali, dei politici, dei manager dei supermercati, degli impiegati “zelanti” e delle forze dell’ordine.

Questa retorica è utilizzata per cercare di ottenere due risultati.

Il primo è quello di far vergognare i potenziali “esproriatori degli espropriatori” della propria condizione di miseria fino a fargli perdere la determinazione a continuare l’azione.

Il secondo è quello di stimolare la speranza in una risposta prossima e futura ai loro bisogni. Ma questa speranza rimarrà tale ed intanto si ha abbandonato la merce nel supermercato e si ritornati a casa a mani vuote e la testa piena di speranza suscitata dai servi del capitale alludendo alla disponibilità di usare il proprio potere e la propria influenza sociale per aiutare gli espropriatori, facendo ben attenzione, però, a non assumersi nessuna responsabilità, né personale, né politica, poichè non hanno nessuna intenzione di assumersi questa rogna. Usano la retorica della commiserazione senza avere nessuna commiserazione.

Se il trucco funziona, non importa se in uno od in entrambi i casi, i servi del capitale impediscono l’appropriazione e consolidano lo status quo… e la fame.

Molti di noi ignorano questo dispositivo di dissuasione alla lotta. Ma ciò non toglie che esso sia un’arma potente ed efficace in mani ai nostri nemici di classe.

Far vergognare se stessi, far nascere e far conservare il senso di colpa per la propria condizione sociale sono strumenti formidabili di coercizione al dominio.Occorre studiarli e tenerli presenti nella lotta e nella vita.

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