Esproprio proletario. Cagliari. Donne in rivolta: Non ci date i soldi? Ci prendiamo la spesa

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Foto deturnata

Stamane una cinquantina di donne proletarie si sono recati ai servizi sociali del Comune di Cagliari per protestare per la riduzione, repentina e senza annuncio pubblico, dei sussidi che gli spettavano per essere fra le meno abbienti della città.

Non avendo ottenuto in risposta che chiacchiere, una decina di loro non hanno avuto altra scelta che quella di recarsi nei due vicini supermercati per la spesa giornaliera. Da cui escono con i carrelli pieni… senza pagare.

Il tutto è fatto con calma, senza minacce e rivendicando pubblicamente, a viso aperto il gesto, gridando di «non avere i soldi per dare da mangiare alle loro famiglie».

Dopo la fine della “spesa o esproprio proletario” sono intervenute le forze dell’ordine che, fatti gli accertamenti e le valutazioni del caso, hanno dichiarato, per bocca del questore Filippo Dispenza, che le donne saranno denunciate per furto.

Questa dichiarazione è fatta all’Ansa non senza aver prima reiterato il “reato” (per noi dovrebbe esserlo) di “esercizio di retorica umanitaria abusiva”, commesso in precedenza anche dai burocrati e dai politici dalla pancia piena dei servizi sociali. Questo “reato”, aggiunge al danno di subire una condizione disagiata anche la beffa della commiserazione, naturalmente senza, nemmeno lontanamente, pensare di attivarsi per una soluzione che, nel caso di funzionari pubblici, dovrebbe essere un dovere professionale.

Ultimamente, sembra, che la spesa proletaria stia ridiventando, dopo la grande fortuna degli anni ’70, un’estesa forma di lotta. Qui documentiamo un altro episodio di spesa proletaria  avvenuto recentemente ad Afragola vicino Napoli. E qui una rifessione Spesa proletaria: L’infamia della retorica commiserativa

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