Salerno. Alla ricerca della felpa latitante

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Ieri mattina l’exscuolacanalone ha avuto un risveglio particolare. Alle 8,30, al cancello d’ingresso della struttura si sono presentati degli agenti della Digos in borghese, cercavano un attivista dell’exscuola. Erano stati indirizzati qui dalla madre, a cui avevano già perquisito la casa, senza alcun esito.

Gli agenti impegnati nell’operazione erano una decina. Quattro al cancello, altri sparsi nelle strade adiacenti all’edificio e due gazzelle della polizia che presidiavano le vie di accesso al centro sociale. A riceverli è stato proprio l’indagato che stava recandosi al lavoro, mentre gli altri ragazzi del centro, allertati dal trambusto, hanno raggiunto il porticato della palazzina dove incontrano i poliziotti, accompagnati dall’indagato.

Gli agenti vogliono perquisire la camera del compagno e diffidano a non fare alcuna resistenza, minacciando un’altra visita, più in forze e molto meno gentile.

Gli attivisti cercano di informarsi sull’emergenza e vengono a sapere che il compagno è indagato per “devastazione”. E’ accusato di aver scritto, sui muri del palazzo di giustizia della nostra città, “Smontiamo il sistema, a fuoco le banche”, con una bomboletta di vernice spray. L’azione sarebbe stata svolta in incognito: Una felpa verde avrebbe nascosto l’identità del malfattore.

I ragazzi, superato il momento di smarrimento per la paradossale incriminazione, si rendono disponibili ad accompagnare i digosini nella stanza del compagno per la perquisizione. Questi, invece, ora, preferiscono intimare all’interessato la consegna del capo di abbigliamento incriminato, continuando a fare domande. Sono sicuri che la famigerata felpa è del compagno incriminato ne hanno avuto conferma dalla madre nella precedente perquisizione, affermano.

Intanto il sospetto della devastante devastazione si reca nella sua stanza a prendere le sue felpe verdi, due, e le consegna alla polizia.

Sorprendentemente gli agenti diventano nervosi, sembra che nessuno dei reperti consegnati corrispondesse a quello incriminato e rinnovano con petulanza e rudezza la richiesta della felpa latitante.

Il compagno, per dissipare ogni dubbio, si offre di accompagnarli nella sua stanza per far verificare agli stessi di non aver altre felpe verdi, neanche fra gli indumenti delle bancarelle del saltuario mercatino dell’usato che si tiene all’exscuola, ma i poliziotti rifiutano l’invito.

A questo punto la situazione diventa imbarazzante e tesa fra i due assembramenti. La tensione si scioglie quando qualcuno fra i ragazzi richiede, come già fatto in precedenza, stavolta con insistenza e risolutezza, di poter leggere il mandato giudiziario dei poliziotti. Riceve risposte vaghe ed elusive, finché uno degli agenti, ad alta voce, con tono fermo e a muso duro dice che ritorneranno in maniera più risolutiva poichè offesi (?) dall’assenza della felpa ricercata. E vanno via.

L’exscuola ha avuto una mattinata atipica. Imposta dalla latitanza di una felpa.

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