Salerno, 7 luglio 1972: Storia e non xenofobia.

Difendersi dai fascisti non è reato.

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Giovanni Marini il 7 luglio 1972 a Salerno  col suo gesto riaffermò, a livello internazionale, il diritto di difendersi dai fascisti, rinnovando così la potenza della resistenza anfifascista e donando la forza ed il coraggio a centinaia di fratelli e sorelle, di amici e amiche, di compagni e compagne, di diversi e diverse e di divers@ di reagire come si deve alla violenza fascista, salvando così numerose vite umane. A Salerno. In Campania. In Italia. In Europa. E ovunque nel mondo.

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Il gesto di Giovanni Marini ha anche un’altra valenza. Quella di ricordare la storia degli anni settanta, un’epoca in cui si è combattuta una vera e propria guerra civile, in particolare in Italia. In cui ci sono stati molti lutti e sacrifici. Con carcere per decine di migliaia di compagni e compagne accusati di delitti politici. Di cui solo una piccola parte hanno avuto a che vedere con la morte che comunque e sempre è dimorata dalla parte dello stato e dei padroni come dalla parte dei proletari in lotta. Il sangue in questo periodo è stato versato sopratutto con le stragi all’epoca definite “di stato” di cui ancora oggi abbiamo solo una verità politica e non giuridica.

Questo periodo storico fa capire che nella vita occorre avere un profondo rispetto per la morte. Rispetto che impone un comportamento compassato  e dignitoso che non ammette speculazioni politiche. Sopratutto dai compari salernitani di criminali e assassini come Casseri ( Qui una documentazione L’assassino era un fascista e non un pazzo furioso).

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Poichè si tratta di storia non è possibile dare risposte xenofobiche, nascondendosi dietro i morti. Chi usa questo metodi rabbiosi fa un supremo atto di vigliaccheria che non ha e non può avere nessuna dignità etica e politica.

Commemorare significa conservare nel cuore la memoria profonda per chi non c’è più e non usare la morte per accamuffare la propria impotenza ed inutilità politica.

Per questo abbiamo sempre nutrito un sincero e profondo rispetto per le famiglie che hanno vissuto e convivono oppressi da incancellabili lutti con grande dignità e incommensurabile dolore. Senza cedere a manifestazioni xenofobiche e deliranti.

giovanna mariniUna canzone per la Libertà per Marini

L’articolo è corredato da 7 foto che documentano questa verità e questo periodo storico. Per Marini ci sono stati università occupate  e mobilitazioni internazionali di solidarietà. Ci siamo limitati a pubblicare solo alcune foto della grossissima e capillare mobilitazione salernitana per poeta libertario sotto processo. Abbiamo perso e non siamo riusciti a trovare la canzone “Liberiamo Marini” del Canzoniere del Lazio, un famoso gruppo popolare dell’epoca che rispetto a quella che potete linkare sopra di Giovanna Marini ha uno stile diverso.

Per chi vuole documentarsi meglio qui Storie salernitane: Giovanni Marini

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 Un manifesto serigrafato per la libertà dell’anarchico

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Folla che saluta il detenuto politico scortato in carcere

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 Dario Fo al processo di Giovanni.

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One thought on “Salerno, 7 luglio 1972: Storia e non xenofobia.

  1. Alcuni signori o signore di “Figli delle chiancarelle” hanno commentato questo post scrivendo che bisogna vergognarsi di averlo pensato e scritto. Altri emeriti o emerite, dello stesso gruppo, hanno fatto la considerazione che “Figli delle chiancarelle” è un gruppo apolitico e che, quindi, il post è fuori luogo.

    Il post l’ho cancellato da quel gruppo. Ma questo non può impedirmi di pormi una domanda. Se “Figli delle chiancarelle” è un gruppo apolitico, che cosa sarà mai? Un gruppo artistico? Un gruppo di alienati che avendo impossibilitato qualsiasi spiraglio di vita reale si sono rifugiati nel virtuale? Un gruppo di giocherelloni? Un gruppo di fautori dello status quo immanente nella nostra città a favore di uno status diverso solo virtualmente? Su internet o facebook o roba simile?

    Una riflessione sulla Salerno degli anni settanta e sulla figura di Giovanni Marini si può condividere o meno, ma non si può cancellare od ignorare. Fa parte della storia di questa città. Nolenti o volenti. E’ una pagina centrale della vita di Salerno più di quella di piccoli amministratori locali che solo appropriandosi, attraverso la rappresentanza, della potenza comune di questa città, dei suoi mezzi e delle sue ricchezze, del suo lavoro vivo e immateriale e delle sue intelligenze possono apparire protagonisti. Protagonisti con i soldi, le risorse ed il lavoro degli altri. Quello dei salernitani tutti.

    Protagonisti veri, invece, sono stati quei salernitani che, negli anni ’70, a migliaia con i loro corpi, e non con mouse e tastiera, pagando grossi tributi con impegni seri ed intransingenti di intelligenza e di lotta, di carcere e sangue, di poesia e vita hanno cambiato questa città. Città che poi è cominciata a marcire e che, al momento, ha poche prospettive di trasformazione sociale, che avviene sempre e comunque per mezzo di una rivoluzione materiale. Pacifica o meno, ma certamente poietica. Condizione che non alberga più qui. Forse grazie, anche, al lavoro inde-fesso per la produzione infinita di uno spettacolo (virtuale) e di impotenza reale di organizzazioni come quella dei “Figli delle chiancarelle”?.

    pietrobrancacciodottnessuno

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