S. Matteo 2012. Senza l’icona vivente dell’ayatoqquah è sembrata quasi una processione vera

delucasmatteminiIl cielo era terso. La musica delle bande sembrava più cupa. Le gerarchie delle chiesa e le proprie pletore di base fatti di associazioni di volontari a stipendio (misero, precario e spesso virtuale per quelli che assolvono qualche compito vero e utile e sempre maggiore e sempre più fisso e sempre più reale per chi non fa niente di utile se non gestire questo mercato) sembravano meno autorevoli. Gli applausi, questa volta dedicati solo ai santi, non hanno raggiunto decibel apprezzabili. La rappresentanza politica ed istituzionale è passata pressochè inosservata. Anche le forze dell’ordine sembravano miti e bonarie, le paranze dei santi meno baldanzose e piroettanti del solito ed anche i fuochi di artificio avevano un che di stantio. Non c’era la solita elettricità nell’area.

Impressioni soggettive? Sarà. Ma la scommessa vinta con una gentile signora settantenne sulla presenza o meno alla processione dell’ayatoqquah salernitano e le facce perplesse di decine di persone che mi guardavano sbigottite, quando affermavo che quest’anno il rito sarebbe stato meno pagano del solito, dato l’assenza dell’icona vivente, confermano la mia impressione.

Un’altra conferma l’ho trovata nella velocità insolita che ha assunto a tratti il corteo sacro. In più di un decennio che seguo la processione è la prima volta che passando dalla mia prima postazione di spettatore di fronte alla questura alla seconda postazione abituale, più ravvicinata all’evento, nella stradina del centro storico prima della fontana del Vanvitelli – insieme a tutta la mia famiglia allargata che conserva ancora radici qui – ci arrivo con parte della processione già passata. Invece di attendere interminabili minuti come al solito. E’ evidente che nel percorso sono mancate alcune delle solite ovazioni che rallentavano la parata. Mancanza di ovazioni dovute ad un’assenza.

E’ vero, non è un’impressione personale, quest’anno il tratto pagano, tribale e plebeo di questo rito ricorrente salernitano è stato compresso. E’ sembrata una vera, classica processione senza la partecipazione dell’icona vivente di De Luca.

Ma l’essersi liberato dalla ingombrante presenza dell’ayatoqquah avrà portato benefici a S. Matteo? Non sembra. E’ stato tutto giù di tono. Anche il santo non ha goduto di questa libertà.

Perchè la libertà senza immanenza concreta e reale è falsa. E’ ineffettuale.

Il vescovo di Salerno deve compiere ancora un’altro passo in avanti. Non basta esiliare un potere asfissiante, totalitario, fondamentalista da un rito sacro. Occorre scoprire, vedere e valorizzare l’immanenza, la sacralità del reale. Come commemorare il sangue comune di Roberto Collina versato il giorno dedicato al patrono della città due anni fa. Come mettere in prima fila, dare un posto d’onore alla parte più dignitosa di questa città. Quella sofferente e povera. Quella in cerca di possibilità e prospettive per sopravvivere e vivere.

Ma forse queste considerazioni sono sbagliate. Non è compito di un potere costituito come la chiesa far questo. Un qualsiasi potere non può farlo. Questo è compito di una potenza non di un potere. Di una potenza a venire. Di una potenza costituente. Come la potenza comune.

Pietrobrancacciodottnessuno