Rompere un tabu’. Equitalia

6 maggio 2012Occore innanzitutto ribadire due verità incontrovertibil. Prima verità. Chi paga le tasse?

Le tasse nella stragrande maggioranza sono pagate dal lavoro dipendente e dai pensionati. I ricchi le hanno pagate sempre poche, se non eccezionalmente. Oppure hanno cacciato i soldi con una mano e se le sono ripresi – capitalizzati – con l’altra. Fiat, Mediaset e quasi tutte le grosse industrie italiane non raccontano la stessa storia? Storia fatta di contributi e connessioni e malaffare politico?  E’ questa la verità. Il resto sono chiacchiere.  Perfino la lotta all’evasione fiscale è uno specchietto per le allodole. Molto fumo e niente arrosto. Le statistiche restano invariate. I poveri pagano, i ricchi prendono.

Seconda verità. A che servono le tasse?

Sono decenni che la tassazione, in continuo aumento, non finanzia piu’ il welfare state ma solo ed essenzialmente le caste dei ricchi, dei potenti, dei politici. E’ questa un’altra verità piu’ grande di una montagna.  Sono decenni che stanno distruggendo ospedali, scuola, trasporti pubblici, pensioni, tacchegiando i poveri, togliendo assistenze ai bisognosi e rapinando acqua e aria e tutto ciò che è indispensabile per il vivere ed il riprodursi delle moltitudini. Sono arrivati persino a inventarsi grandi opere inutili e dannose solo per saccheggiare le risorse pubbliche come la Tav e il Ponte di Messina. Opere che riescono nel miracolo di arricchire le caste anche se non si fanno.

Assodate queste due verità si capisce facilmente che solo gli idioti e i sedotti dallo spettacolo della rappresentanza credono ancora che le tasse servano all’umanità e non alle caste.

I sempre meno che godono ancora di qualche ombra di welfare come cassa integrazione, pensioni, impiegati pubblici e/o altro non è per effetto del pagamento delle tasse di oggi ma per le belle, entusiasmanti e vincenti rivolte operaie e proletarie degli anni passati, che hanno costretto ed imposto una piu’ equa ripartizione delle ricchezze sociali.

Oggi queste conquiste sociali sono, sono state e verranno continuamente cancellate dalla famelica ingordigia delle caste. Pensare di costruire una rappresenza che sia capace di imporre una nuova ripartizione delle risorse pubbliche, che sappia cioè sottrarsi alla dittatura dell’economia finanziarizzata è un compito impossibile. ^^^

Se continuiamo a farci rimbambire dalla rappresentanza, dal falso antagonismo del pubblico e del privato senza riuscire a scoprire, vedere e organizzare la potenza comune non ci resterà che la barbarie.  Pensare che un Di Pietro, un Veltroni, un Vendola, un Grillo, oppure un nuovo Stalin o nuovo Hitler o chi cazzo volete possa vincere la dittatura dell’economia finanziarizzata è una speranza. E la speranza come ha detto Monticelli è una invenzione del padrone per ridurci alla contemplazione e all’impotenza.

“Chi di speranza vive di speranza muore.”  E’ un vecchio adagio popolare che ha vinto l’usura del tempo.

Cominciare ad usare parole giuste e di verità sarà possibile, se sapremo essere fuori dallo spettacolo della politica e dall’alienazione ideologica e della rappresentanza. Occorre dire con chiarezza che credere che un ricco e potente possa combattere contro sè stesso e la sua casta è una enorme coglioneria. Il tempo di queste parole, e dei gesti corrispondenti e necessari, verrà  se saremo capaci di stare vicino a quegli stronzi qualsiasi che, una volta nella vita, hanno avuto il coraggio di fare un gesto di poesia, di sublime valore artistico e sociale, enormemente liberatorio, come, per esempio, assaltare Equitalia. In armi. E senza colpo ferire.

pietro brancaccio