Rompere l’ultimo tabù: le tasse

taaseit0Pubblichiamo un video di Repubblica, che dimostra come i ricchi si organizzano per l’appropriazione della ricchezza sociale ed implicatamente di come i proletari cedono all’infame ricatto di una ideologia socialista  superata e sconfitta anche da sè stessa – l’Unione Sovietica ed il muro di Berlino se le ricorda qualcuno? – oggi improponiblile perchè incapace anche solo di confrontarsi con l’economia finanziarizzata della globalizzazione.

Qui il video Ecco come le banche aiutano ad evadere

Quando riusciremo a produrre un video del tipo: “Ecco come i proletari producono ricchezze per sé stessi senza regalarle alle caste, alle banche e allo stato” ?

E’ tempo di difenderci e non di elemosinare una giustizia impossibile dal nostro stesso boia. La lotta all’evasione è lo spettacolo improduttivo ed inefficace per far credere ai poveri che non sono solo loro a pagare le tasse.

Oggi quelli che vivono ancora di welfare lo fanno per le tasse fatte cacciare anche ai ricchi e fatte ridistribuire nel sociale dalle grandi lotte operaie e proletarie del passato. E non per lamentele liberali o grillintravagliesce o da concertazioni sindacali.

Nel frattempo, dopo aver sconfitto i movimenti operai, lo Stato ha trasformato le tasse in dispositivi di trasferimento di ricchezza sociale dai poveri, che sono gli unici a pagarle, alle loro tasche e quelle dei loro amici e parenti. Ed nostri figli e nipoti resteranno sempre più senza welfare, se non cominciamo a costruircelo da soli come classe per se ed in se.

Sono più di vent’anni che le tasse aumentano in proporzione ai tagli al welfare ed alle rapine della rappresentanze dello stato e del capitale. Quanti anni di tortura sociale occorrono ancora per capirlo?

Individuare, ad esempio, localmente le fonti dei 21 mila miliardi di evasione e cercare di distruggerle ed i porci per impedirlo saranno disposti a cederne una quota. Quota che sarà tanto più grande quanto più grande sarà la potenza comune che sapremo esprimere insieme alla capacità di appropriazione che riusciremo a mettere in campo.

Questa lotta potrà servire anche per vincere sul redditto incondizionato che verrà trasformato dai cantori di Repubblica, dagli inutili grillintraveglieschi e dalle concertazioni sindacali da richiesta impotente e plebea a necessità impellente. Ed anche Napolitano sarà costretto a metterci una firma come ha già fatto alla fine degli anni settanta quando dovettero inventarsi milioni di posti di lavoro per esorcizzare l’insurrezione non riuscendoci soltanto con la repressione. Arrivarono, vinti dal terrore di essere schiacciati, ad inventarsi, senza che i movimenti la richiedessero la 285. Legge che permise a centinaia di migliaia di giovani in tutta la nostra penisola, isole comprese di avere uno stipendio garantito anche sotto forma di pensione.

Il reddito incondizionato è come la felicità. Non si regala, si strappa. Con ogni mezzo necessario.

Il lamento sulla evasione fiscale e le illusioni liberali della lotta ad essa sono solo appunto, lamenti e illusioni, un falso terreno di lotta per la emancipazione proletaria.

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