Roberto Collina 2. Niente deve oscurare le esaltanti autocelebrazioni di una città perfetta

Articolo di riflessione pubblicato ad un mese dalla morte di Collina. Tranne le considerazioni sulle sottili insinuazioni sulla vita e sulla persona di Roberto e l’annuncio di una testimonianza nel luogo della morte di Roberto, il testo non è invecchiato. Si continua senza vergogna nella farsa dell’autocelebrazione della grande e felice Salerno. Abbiamo aggiunto alcune foto della commemorazione di Roberto ad un mese della sua morte.

Ad un mese dalla morte di Roberto Collina tutto tace e non è che a Salerno succeda ogni giorno che qualcuno muoia, come Roberto, sotto un cielo illuminato a festa per San Matteo.
Al momento del fatto esprimemmo la speranza di non essere costretti a rivendicare ancora “verità e giustizia” per un altro morto come è successo in troppi casi in Italia.

Il notevole risarcimento per la morte di Federico Aldovrandi di due milioni di euro, stabilito da una sentenza e la costituzione, con una grande adesione, di una associazione dei familiari delle vittime di casi simili a quello di Roberto, insieme ai movimenti e l’interesse che questi suscitano, dimostrano, con evidenza, che non stiamo farneticando.

Con eccellenti eccezioni i media locali e nazionali non si sono occupati della morte di Roberto ma della sua vita, dando in pasto all’opinione pubblica i suoi particolari. Spesso con taglio scabroso e violando la sua privacy. Ma, nascosta sotto i pruriti provinciali degli emarginati dallo spettacolo della vita globalizzata di questo tipo di informazione, c’è la verità vera.

Foto di Alessandra Plaitano

Roberto era uno dei tantissimi quarantenni meridionali, geometra disoccupato ed artista per vocazione. Se questo non fosse vero non si spigherebbe come mai una decina di persone, che apprezzavano le sue opere ed i suoi interventi artistici, hanno richiesto il nostro manifesto di lutto. Lo hanno conservarlo e/o esposto nei loro studi, nei loro locali commerciali o di ristoro o nelle loro case. E, questo è merito della vita di Roberto e non nostro che non siamo Mediaset e raggiungiamo milioni di persone.

La verità vera e che la vita di Roberto per molti valeva.

Ed è per questo che noi restiamo perplessi.

Allo stato sappiamo tutto e di più sulla vittima e poco o niente sulla vicenda. Sappiamo solo che gli altri protagonisti sono due poliziotti in borghese e fuori servizio, uno che lavorava a Napoli e poi a Battipaglia e l’altro in Toscana e che il primo è indagato per omicidio preterintenzionale.

Foto di Alessandra Plaitano

Sappiamo ancora che dall’ esame necroscopico del corpo non sono emerse lesioni interne tali da spiegare la morte. Roberto è morto per sopravvenuto infarto. Ma l’ipotesi che questo infarto sia stato causato da un’insufficienza respiratoria è stata vagliata? E la reazione di decine di persone, documentata dal video di Gunpania, che gridavano vergogna, come si giustifica? Ed è possibile che nel giorno di San Matteo, attorno alla fontana del Vanvitelli, dove stanziavano centinaia di persone, nessuno abbia visto niente? E come mai una famiglia con un figlio morto non incarica subito un avvocato a seguire il procedimento giudiziario?

“A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.” Diceva Andreotti. Dobbiamo condividere quest’affermazione?

E’ possibile che qualcuno faccia pressione avendo interesse a conservare una immagine idilliaca della città di Salerno –  che fa comodo alle caste salernitane di destra o di sinistra – spacciata in Italia e nel mondo come paradiso terreste, senza nessuna contraddizione sociale o altri danni.

E’ possibile che più di qualcuno delle caste salernitane che su questa immagine ha costruito e costruisce la propria immagine di onnipotenza, di efficienza, di sicurezza e di ordine abbia lavorato per oscurare ed ignorare il sangue versato?

Foto di Alessandra Plaitano

E’ possibile che più di un potente voglia nascondere che anche nel salernitano un sindaco viene assassinato e che qualcuno altro muore stranamente e che qualcuno altro ancora sia senza casa, che parecchi facciano fatica a mettere insieme il pranzo e la cena, che alcuni non dormono la notte assillati dal pensiero di non poter più mandare il figlio all’università, che più di qualcuno sia disoccupato, e che la nostra migliore gioventù lascia Salerno per andare a lavorare al nord o all’estero?

Noi non lo sappiamo perché non abbiamo accesso, e nemmeno vogliamo entrarvi, nelle stanze tetre del potere e dei comitati di affari di Salerno che dominano e sanno tutto su tutti. Sicuramente più di noi.

Ma sappiamo, però, che nei giorni in cui è morto Collina sono stati arrestati a Napoli otto poliziotti che rubavano agli spacciatori e che un altro poliziotto, già condannato per le tortura alla Diaz a Genova 2001, è stato rinviato a giudizio per stupro.

Noi sappiamo solo quello che è di dominio pubblico, ma questo ci basta, ad un mese dalla morte di Roberto, per chiedere ancora “verità e giustizia” per Roberto.

Per questo saremo Giovedì 21 ottobre, all’ora della sua morte a deporre un fiore e una luce in quel disgraziato luogo dove è finita una vita.

Roberto Collina, geometra disoccupato, artista per vocazione, non meritavi di morire così.

pietrobrancacciodottnessuno in Salerno 20.10.2010 ancora con angoscia e rabbia.