Rivolta Essentra. Studiare e praticare nuove strade per vincere

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Lo spudorato attacco padronale della Essentra colpisce non solo gli operai della fabbrica, ma costituisce, forse sopratutto, una sfida ai livelli di vita di Salerno e dei salernitani. Questo attacco segna un salto di qualità nella voracità speculativa e parassitaria delle multinazionali nella nostra città.

I modi ed i tempi che l’Essentra ha praticato con crudeltà e cinismo sono senza precedenti nella storia di Salerno, occorre inventare, costruire, porre in essere una risposta dura di classe, da parte operaia e moltitudinaria da parte dei salernitani.

Hanno avuto la sfrontatezza, a fronte di un raddoppio degli utili capitalizzato dal 2009 al 2012, all’apertura di un nuovo punto logistico per la distribuzione dei filtri in Inghilterra, all’acquisizione della Mesan Kilit in Turchia e alla costruzione di un nuovo stabilimento a Bangalore in India, – queste attività, guadagni ed investimenti sono dichiarati da loro stessi sui propri siti aziendali – di venire a Salerno a “chiangnere” miseria presentando i licenziamenti come “necessari” ed “ineluttabili”.

Occorre una risposta che faccia del male a questi brutti ceffi che hanno scatenato una violenza vile e sanguinaria contro gli operai ed il livello di civiltà dei salernitani e della città, camuffandola dietro un banale ordine di servizio “oggettivo”.

Oltre al licenziamento di 60 e più operai, oltre alla riduzione del lavoro vivo e non intorno alla fabbrica come i servizi per gli operai e per il mantenimento in efficienza della struttura, oltre alla liquidazione dell’indotto necessario per la produzione, è il grado di civiltà di Salerno che è in questione con la chiusura dell’Essentra.

Civiltà messa in discussione dall’egemonia, cinica e distruttiva, di una ideologia, che come una peste, contagia tutti, poichè viene vissuta come “naturale” arrivando a corrompere animo e cuore anche di chi ha scelto di vivere la spiritualità come funzione. Vicende salernitane lo svelano. Vicende come queste, raccontate ne ‘Il disoccupato, il senza tetto, il commerciante ed il sant’uomo‘, che sono solo la punta d’iceberg di una marcescenza sociale e di enormi drammi che si stanno consumando qui ed ora, intorno a noi.

Occorre rispondere colpo su colpo alla violenza dei padroni e del management dell’Essentra. E per far questo abbiamo bisogno di utilizzare tutto il sapere operaio e delle moltitudini dei salernitani, e metterlo a disposizione delle lotte.

Occorre iniziare una conricerca operaia.

Abbiamo bisogno di intravedere nuove strade e di utilizzare tutta la potenza comune che riusciamo a scovare e creare.

Le strade percorse finora contro la desertificazione produttiva di Salerno sono risultate inefficaci e inutili. Sostanzialmente sono servite solo a ‘dare ruoto’ ed a valorizzare delle rappresentanze di istituzioni, politiche e non, che da decenni non svolgono più nessun ruolo positivo per l’umanità e per la nostra terra, garantendosi, invece, solo ed esclusivamente, il loro ruolo sociale, il loro potere e la loro ricchezza.

Occorre avviare una conricerca operaia che sappia darci gli elementi teorici e pratici per vincere. Finalmente.

Cominciare a studiare e apprendere come, tra l’altro, l’appropriazione e l’autoproduzione operaia, anche in Italia e nel nostro sud, si sia dimostrata un’alternativa vera, praticabile e possibile non sarà tempo perso.

Per iniziare, concretamente, abbiamo stilato un elenco – sommario ed incompleto – di queste realtà vicine a noi. In Italia e nel nostro meridione. Ma il fenonemo è esteso in Europa e nel mondo. Ecco l’elenco. 

  • Calcestruzzi Ericina Libera di Trapani.
  • D. & C. Modellaria di Vigodarzere a pochi chilometri da Padova,
  • GresLabè, Scandiano, provincia di Reggio Emilia.
  • Fonderie Zen, Albignasego, nel cuore del mitico Nord est.
  • Zetronic, in provincia di Padova.
  • Capica, sempre nell’interland di Padova.
  • Le Mag a Verona, Venezia, Milano, Torino, Reggio Emilia sono coop di autogestione finanziaria al servizio degli operai in autoproduzione.
  • Rossi Iames a Bibbiano, Reggio Emilia.
  • Esplana Sud di Nola, Napoli.
  • Cantiere Navale di Trapani.
  • Art lining di Reggio Emilia.
  • Vetreria di Empoli.
  • Ipt di Scarperia, Firenze.
  • Gommus di Montecarotto, Ancona.
  • Cantieri navali Megaride di Napoli.
  • Nuova Coop Torcoli di Corciano, Perugia.
  • Coopsole di Senigallia, Ancona.
  • Officine Zero (“zero padroni, zero sfruttamento, zero inquinamento”), Roma.
  • Ri-Maflow,  Milano, Trezzano sul Naviglio.
  • La Fabbrica, a Gambettola, Santarcangelo di Romagna.
  • Mancoop, Castelforte, Latina.

Queste realtà non sono poca cosa e dimostrano concretamente, in maniera immanente, che esistono altre vie praticabili per non rassegnarci alla sconfitta.

Abbandoniamo le illusioni e prepariamoci, con scienza e coscienza, alla lotta riconoscendo, riscoprendo e ricreando il sapere operaio e la potenza comune salernitana.

L’ultima cosa che abbiamo bisogno è di essere risucchiati, insieme agli operai Essentra, nelle sabbie mobili del politicismo e della rappresentanza istituzionale, come è successo negli ultimi anni a Salerno. Come è successo fin’ora.

Proponiamo alla riflessione come esempio, queste due fallimentari esperienze di gestioni “istituzionali” delle lotte operaie e della città. Chiudono anche le Antiche Fornaci D’Agostino. La rendita fondiaria strangola SalernoAntonio Amato. Il marchio di nuovo in tavola. Gli operai sempre a casa.

Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico.

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Per chi vuole incominciare ad approfondire sull’autogestione e la riappropriazione operaia consulti qui e qui.
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