Fantarealtà. Ristilizzato il logo di Equitalia. Nuova grafica più aderente agli scopi societari

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“Gli usurai”, di Quentin Metsys (1466 – 1530)

Le mazzette a Napoli per gli sconti sulle cartelle Equitalia sono il meno.

Lo scandalo è l’esistenza stessa di una struttura come questa che estorce denaro solo per sè stessa, per i lauti stipendi e le grosse gratifiche dei suoi dirigenti ed il finanziamento e l’autoriproduzione della rappresentanza politica.

Equitalia nasce infatti con decreto governativo il 2005 col nome di Riscossione S.p.A., cambiato nell’attuale nel 2007. E mi sapete dire quanto welfare è stato prodotto dallo Stato italiano da queste date? Contemporaneamente alla creazione di un’ agenzia che aumenta gli introiti per sè stessi hanno tagliato servizi e tutele della gente comune.

Senza pietà, con furore, con l’accetta, versando sangue e producendo dolore e sofferenze atroci nelle forme di vita comuni. E allora chi può smentire che i soldi incamerati da Equitalia servono solo a finanziare la rappresentanza politica e a mantenere uno stuolo di burocrati al loro servizio?

Ma l’abolizione di Equitalia non può avvenire manu rappresentativa, dall’alto, come dice Grillo. In questo modo si cambia solo il nome e non la funzione.

D’altronde lo hanno già fatto, come ricordo sopra, nel 2007 con un’ operazione di maquillage. Hanno cambiato nome. Il brutto Riscossione S.p.A. è diventato il seducente e socialista Equitalia: Italia equa. Ma come succede sempre, quando si decreta dall’alto, ad una più democratica, partecipativa ed “equa” immagine corrisponde una più crudele funzione. Nascondendosi dietro l’equità hanno inasprite le pratiche di riscossione fino a tangere l’usura e a volte, spesso, molto spesso, a esercitarla sul serio. Fino a causare morte e disperazione.

Occorre capire, fino a farlo diventare senso comune che le funzioni ridistributive dello stato sociale, cui siamo ancora fissati col cervello, col neoliberismo sono diventate impossibili, impraticabili. Occorre un senso altro, un mondo e delle forme di vita in comune oltre il pubblico ed il privato.

Oggi il detto gattopardesco “Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente” in bocca ai nostri politici diventa “Bisogna cambiare tutto per saccheggiare tutto”.

Occorre distruggere Equitalia dal basso per impedire che venga “cambiata” dall’alto.

Quello che segue è un racconto ironico che va in questo senso. E’ costruito su un’impossibile rinnovamento del logo Equitalia. Si tratta di un piccolo contributo linguistico per la destituzione di una ideologia nazionalsocialista sostenuta dal mainstream dominante che legittima questa struttura. Eccolo.

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Ristilizzato il logo di Equitalia. Nuova grafica più aderente agli scopi societari

Cambiato il logo Equitalia. La nuova grafica è molto più vicina allo stile dell’azienda e alla sue prassi.

Il Presidente dell’azienda e tutta la direzione dell’ente sono entusiasti del lavoro, splendidamente eseguito, tanto che il governo stà valutando la possibilità di assegnare a tutta la direzione di Equitalia un congruo bonus sullo stipendio.

Il bonus è pensato per premiare l’impegno teorico e culturale che hanno profuso ad indicare i desiderata per la nuova immagine ai professionisti dell’agenzia pubblicitaria. La sua motivazione è al vaglio del parlamento. Eccone uno stralcio: “…serviva alla nazione un impegno che desse un’immagine più trasparente ed aderente della missione di questo ente che, negli ultimi tempi, ha sopportato una profonda crisi di relazioni pubbliche…”.

L’agenzia che ha sviluppato e realizzato il logo è la nota società di marketing affermata globalmente, la famosa “SinergSTROZZ S.p.A. “.

I suoi titolari, encomiati in conferenza stampa, alla presenza di noti politici del governo e dello staff direttivo di Equitalia al completo, hanno ricevuto una targa al merito ed una ricompensa extra in denaro per il notevole lavoro svolto e la grande creatività profusa.

In particolare il Direttore Generale della “SinergStrozz”, fratello del Presidente di Equitalia e cognato del Ministro alla U.S.U.R. del governo, ha ricevuto anche il titolo di Cavaliere del Lavoro.

Letta e Napolitano scusandosi per l’assenza hanno mandato un telegramma di felicitazioni.

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