Uno, nessuno, centomila

19ounonessunoPubblichiamo queste riflessioni ritenendole fra le più qualificate, autorevoli e realistiche sul 19o.

Editoriale di indipendenti.eu

Ieri lo abbiamo detto e ripetuto come soggetto precario che vuole riappropriarsi di reddito.

Uno, perchè nel sistema di sfruttamento in cui viviamo ci atomizzano e dividono, dentro e fuori i posti di lavoro, precarizzando e saccheggiando le nostre vite.

Nessuno, perchè in questo modo ci vogliono far sentire soli in preda alla paura. Nessun vincolo di solidarietà’ o possibilità’ di cooperazione.

Centomila, perche’ invece ieri eravamo insieme in grado di uscire dal ricatto della precarietà. Un corpo sociale in grado di rivendicare diritti ma soprattutto in grado di organizzarsi e riprendersi ciò che gli spetta. Rompere il vincolo del vivere perennemente al presente, questo quello che abbiamo affermato ieri ma, soprattutto, la possibilità di poter riprenderci una chance altra, chiamata futuro.

Una partecipazione moltitudinaria di grande spessore politico perché ricompositiva, forte, determinata.

Un corpo comune che si è riconosciuto nelle parole d’ordine delle lotte sociali che da anni si sono espresse in lungo e in largo della penisola, non solo nel diritto all’abitare e nelle lotte dei precari per il reddito e i diritti, ma anche nei movimenti contro le grandi opere, le devastazioni ambientali e belliche, dai notav ai nomuos, alle tante vertenze per la difesa dei territori, dalle speculazioni della rendita finanziaria e per la salvaguardia dei beni comuni. Nelle prove tecniche generali di praticare uno sciopero sociale europeo di carattere ricompositivo oltre lo stesso vertenzialismo. Con la capacità di dire che è potenza quella che si fa corpo pronta all’esercizio della forza ma anche capace dell’autocontrollo, di tenere, indietreggiare se serve e avanzare nuovamente, tutti insieme.

Le migliori intelligenze di movimento ieri si sono ritrovate e con grande maturità, hanno capito qual è il piano della fase oggi; quale il messaggio ricompositivo da indicare, anche per il tessuto militante, che ha riempito la manifestazione mischiandosi nel meticciato che vince quando supera gli steccati di area e rompe l’isolamento nel quale spesso la rete dei poteri rinchiude le lotte e il loro antagonismo.

Una giornata che non recide con le rotture degli ultimi tre anni passati, al contrario esiste grazie a quelle rotture che hanno aperto il campo, potenziato il comune, intensificato la rivolta di intere generazioni contro la precarietà e per il diritto materiale al futuro. E con grande dignità, nella potenza indipendente e destituente, che rompe l’ambiguità di chi ha creduto poter strizzare l’occhio alle sinistre di governo neoliberiste e asservite andando a braccetto con i movimenti.

Il dado è tratto stiamo costruendo ormai un passaggio nuovo denso, vero senza opportunismi e bizantinismi. Abbiamo invece tutti una grande opportunità, quella di generalizzare il conflitto sociale e come dimostra l’acampada dopo l’assedio, indicare ai movimenti la strada: non tornare più a casa mentalmente e materialmente per cogliere realmente il processo costituente in atto.

Abbiamo dato il nostro contributo con il punto di vista precario, dalla visuale che vede l’ambivalenza della condizione che viviamo; perennemente sotto il ricatto del controllo politico e dell’esercizio neoliberista delle precarizzazione, cogliendo lì il punto di fuga e di rottura della stessa condizione precaria, la sua ingovernabilità per i poteri e la sua potenziale capacità di processo sociale, consapevole oltre le forme dell’organizzazione sindacale, con la spinta costituente ad attaccare e a difendersi, rilanciare e generalizzare il conflitto, masticare nuova rottura, soggettività, comportamento sociale.

Una sola grande opera casa e reddito per riscrivere tutte le regole, per decidere sul nostro futuro, per immaginare misure nuove della felicità collettiva attaccando la rendita come esercizio di violenza e di espropriazione. Per trovare nella moltitudine precaria riappropriativa e insorgente una nuova dimensione delle lotte e del loro avvenire.

Uno, nessuno e centomila