Lotte, rivolte, insurrezioni e forme di vita. “Si esto no se arregla, guerra, guerra, guerra”. Due

Notte del 12 luglio 2012. La potenza comune sommerge Madrid, Composta e determinata.

“Si esto no se arregla, guerra, guerra, guerra”. Non è uno slogan consolatorio, impotente e rappresentativo. Lo gridano e lo fanno veramente. Creando nuove forme di vita.

Vi proponiamo un altro bel video sulle lotte spagnole dove si evidenzia che l’autorganizzazione, le azioni dirette e radicali sono la linfa costituente dei cortei e della manifestazioni oceaniche. E queste sono la potenza comune delle altre.

Qui il video. Spanish Miners Battle Police Over Austerity

(Nella foto No Tav(e) che violano il cantiere Luglio 2012)

Queste pratiche sono inseparabili, pena l’annichilimento dei movimenti. Esse  si realizzano con forme di vita altre da quelle imposte dal capitale. Come succede qui da noi con la resistenza No Tav.

Le rivolte, le manifestazioni, le insurrezioni sono produzioni comuni contro lo stato di cose presente di milioni di vite che nel praticarle mutano la propria forma di vita.

Scendere in piazza a manifestare, organizzare la resistenza locale e globale con azioni di difesa e di attacco, vedersi per farlo, discuterne, relazionarsi col cuore e la mente, incontrarsi, rendersi complici ecc. sono attività comuni. Sono momenti articolati di nuove forma di vita che rompono l’ordinario.

Queste forme di vita altre sono assunte temporaneamente per molti e si consolidano in una minoranza. Ma il capitale cerca di sussumere tutte queste relazioni, queste complessità e di restituirle sotto forma di spettacolo integrato fra immagini e vita (rappresentanza ideologica della vita) attraverso il lavoro dei media mainstream, dei ruoli rappresentativi e politicisti e del ricatto economico. Questo spettacolo tende a cancellare dalla mente e dai corpi dei ribelli anche il ricordo della potenza comune che hanno costituito e scatenato con le forme di vita che hanno assunto.

Il capitale cerca di trasferisce questa complessità su un unico piano. Quello della rivendicazione politica. Il vivente viene sminuzzato, ridotto, razionalizzato e semplificato.

Inscenando, mettento in scena, una rappresentazione unitaria senza soggettività, oltre il vivente. E questo viene raccontato come opera di una massa omogenea ed informe dove non si vede, non si scopre, non si capisce, non si indaga, non si valorizza il proprio vissuto. Fino a perderlo.

Il capitale cerca di sussumere e metabolizzare in forme ideali di pensiero astratto quelle che sono state forme di vita reali ed immanenti restituendocele come spettacolo, come un immagine integrata di sè stessi e della propria opera. Questo ci  separa dalle nostre esperienze e dalle nostre relazioni vissute. E nel separarle occulta la parte “sporca”, quella meno spettacolare e più costituente dell’autorganizzazione e delle azioni radicali e cancellandone anche il ricordo. Lasciando solo tracce ed indizi delle forme di vita che abbiamo assunto per fare lotte, rivolte ed insurrezioni.

Così il lavoro criminale ed ininterroto del capitale ci riporta al suo ordine ed alle sue gerarchie reificate. Così ci allontana dalla vita immanente catapultandoci nel mondo rappresentativo, dove siamo  alla mercè della merce e dell’economia finanziarizzata, pronti a subire i suoi codici, il suo dominio, le sue valorizzazione, le sue forme di vita colonizzate. E ci ritroviamo così antagonisti a noi stessi, diveniamo attivi contro la nostra immanenza vissuta. E sentiamo e viviamo, quasi esclusiamente, attraverso la mediazione rappresentativa, di ideologie, sempre mortifere, che ci rendono impotenti e contemplativi.

L’immanenza del vissuto, delle relazioni e della materialità delle lotte/rivolte/insurrezioni/formedivitaaltra viene compressa in un immaginario ideale. E, nella migliore delle ipotesi ci resterà l’eterna attesa di un evento, o meglio, di un avvento miracoloso e salvifico di badiana concezione. O ci consumeremo inesorabilmente nel mantenere una inutile identità idealista comunista – che livello di alienazione mentale occorre sedimentare per nominare e credere in un simile contraddizione in termini – nel sogno di partecipare ad un atemporale, astorico, antiproletario, igienicamente e formalmente perfetto pranzo di gala che sarà la rivoluzione di zizekiana invenzione.

Sorvoliamo qui sulle descrizione delle altre diecimila e più ideologie e rappresentazioni che ci fanno sfuggire a noi stessi come quelle berlusconiane ed antiberlusconiane, come quelle dello stronzo di Monti, come quelle del nazionalsocialista Napolitano o quelle PDine o ancora come quelle grillintravaglisaviansantoresche. Queste ultime sono le più fascinose perchè basate su un impossibile giustizionalismo, quello di chiedere ai ricchi e potenti di ordinare ai loro servi e di predisporre le loro funzioni – come la polizia, la magistratura ecc –  ad arrestarli, processarli e condannarli come se fossero i 10 ribelli di Genova. L’impossibilità del progetto nella sua riproposizione infinita rende lo stesso realmente ed efficacemente molto utile per rinvigorire e prolungare la marciscenza del dominio capitale.

Ma esistono molte altre rappresentazioni che svolgono questo compito. Scrivere di ciò sarebbe un comodo, autoreferenziale e onanistico esercizio, invece dobbiamo cercare di essere partigiani. Di avere interesse solo per cose concrete e vere della nostra parte. Come la potenza comune. Vedendo e studiando noi e la nostra parte in lotta scopriremo il limite del capitale è quello di aver bisogno della nostra vita viva. Comunque. Anche solo per rubarcela. E qui che diventiamo invincibili.

dottnessuno