L’attacco sociale contro l’austerity: note sulle elezioni greche del 2012

di PAVLOS HATZOPOULOS e DIMITRIS PARSANOGLOU da uninomade

1. La radicalizzazione della società greca eccede tutte le dinamiche formali, sociali e politiche, che hanno fatto irruzione sulla scena politica nel contesto delle due tornate delle elezioni parlamentari (6 maggio e 17 giugno). Per molti aspetti, i risultati elettorali sono messi in ombra da forze sociali e antagonismi che continuano a spingere l’attuale politica parlamentare ai suoi limiti.

L’ultimo respiro del vecchio sistema politico è stato il tentativo di spogliare la campagna elettorale da questi antagonismi. Il tentativo ha avuto “successo”, ma solo in un orizzonte di breve periodo di riduzione delle perdite elettorali, che sembra impossibile sostenere sul lungo termine. In entrambe le tornate nessuno dei partiti politici ha fatto campagna elettorale con un’agenda pro-memorandum (a parte alcune frange dei partiti neoliberali, sponsorizzati da media e conglomerati imprenditoriali, che non sono riuscite nemmeno a raggiungere la soglia del 3% necessaria per eleggere dei parlamentari). Tutti i partiti del vecchio establishment si sono spostati verso una piattaforma di “ri-negoziazione del memorandum”, che avrebbe dovuto neutralizzare la “politica di annullamento del memorandum” proposta da Syriza. Il dilemma elettorale è stato dunque impostato come scelta tra “negoziati multilaterali responsabili” con i nostri partner europei e una politica di unilateralismo (che, secondo il blocco anti-Syriza, avrebbe automaticamente compromesso l’adesione della Grecia all’euro), ma tutto ciò all’interno del quadro discorsivo secondo cui “il memorandum non è sostenibile”. Lungo queste linee, i partiti di governo hanno perseguito una strategia di ri-nazionalizzazione, facendo appello all’unità nazionale “per cambiare il memorandum come meglio possiamo”, e hanno aspramente rimproverato Syriza per essere un ostacolo alla re-istituzione di questa unità nazionale. É significativo che nell’accordo politico dei tre partiti che partecipano alla nuova coalizione di governo (Nuova Democrazia, Pasok e Sinistra Democratica), appena resa pubblica, non ci siano in pratica riferimenti all’implementazione delle politiche del memorandum. Il testo dell’accordo si può leggere come se il mandato del nuovo governo fosse semplicemente di annullare alcune delle attuali politiche di austerity (come l’abolizione della contrattazione collettiva, il taglio delle pensioni minime, e così via), insieme ad alcune osservazioni generali sullo sviluppo economico e la riforma del settore pubblico.

Perfino l’incompleto successo elettorale di Syriza non incarna pienamente la radicalizzazione dell’attacco sociale contro le politiche di austerity. L’affermazione di Syriza secondo cui “indipendentemente dal risultato del 17 giugno il memorandum è in pratica nullo”, potrebbe essere presa come una sorta di auto-riflessione critica sul proprio ruolo secondario e di riconoscimento del primato delle lotte sociali. La politica di annullamento del memorandum esemplifica la crisi, se non il collasso, della politica della rappresentanza, dai sindacati ai partiti e alle organizzazioni politiche. L’attacco sociale alle politiche di austerity è basato sulla riorganizzazione dal basso delle resistenze attraverso strumenti e azioni che sono asimmetrici rispetto alla politica della rappresentanza: le procedure democratiche dirette, le strutture non gerarchiche e non permanenti, la molteplicità e, soprattutto, la velocità di azione. Questa è la risposta, effimera ma diretta, alle sfide radicate nella quotidianità per questioni “grandi” e “piccole”: dalla rivolta contro l’uccisione da parte della polizia di uno studente sedicenne nel dicembre 2008 alle manifestazioni di massa contro le misure di austerity, dall’organizzazione e costruzione di reti di solidarietà per raccogliere cibo e medicine per i vicini poveri fino al riallacciamento dell’elettricità per le persone che non possono pagare la tassa d’emergenza per la proprietà pagata sulle bollette. Le occupazioni, la liberazione di spazi pubblici, i movimenti delle piazze, le assemblee locali e di quartiere, sono solo alcune delle molteplici forme di modalità alternative o meglio subalterne di produzione di lotte.

In una manifestazione quasi carnevalesca, che comprendeva discorsi di Slvaoj Žižek e Alexis Tsipras, Costas Douzinas ha fatto un commento introduttivo chiedendo a Syriza, in tono celebrativo, di riconoscere il suo debito verso il “movimento delle piazze”. “La moltitudine che occupa le piazze della Grecia”, ha continuato, “si trasformerà il 17 giugno in un popolo il cui voto porterà Syriza al governo”. Perfino se prendiamo questo commento seriamente, almeno in termini di retorica politica, l’intenzione di Douzinas è volta soprattutto a una trasformazione effimera e momentanea: la moltitudine deve unirsi in popolo il 17 e poi immediatamente tornare a sciogliersi nella sua originaria molteplicità. Il successo politico di Syriza è precisamente basato sul fatto che Syriza non può tentare di rappresentare la moltitudine che ha invaso così persistentemente e intensamente lo spazio pubblico negli ultimi anni. Nella maggior parte delle lotte le forze di Syriza, come molte delle forze organizzate di sinistra, a eccezione del Partito Comunista che continua nel suo cammino solitario, non possono fare altro che avere una presenza discreta senza provare a esercitare alcun tipo di egemonia sui movimenti. Anche se la politica interna e internazionale, le elite economiche e i media hanno cercato di presentare Syriza come rappresentante delle “classi politiche pericolose”, in pratica le resistenze o gli attacchi sono organizzati ben oltre la politica della rappresentanza.

2. La radicalizzazione della società greca è multidirezionale (include non solo la sinistra e gli anarchici, ma anche i nazionalisti e i razzisti). Ciò è esemplificato dalla crescita del partito neo-nazista Alba Dorata, che ha ottenuto il 7% dei voti in entrambe le elezioni, di maggio e di giugno. L’estrema destra neo-nazista si è affermata a un livello molto locale prima di guadagnare visibilità nazionale, sulla base di politiche di restaurazione dell’ordine, per “fare il lavoro che lo Stato o le elite non possono fare” dopo la rivolta del dicembre 2008. Passo dopo passo, l’estrema destra ha conquistato Aghios Panteleimonas, un quartiere che costituisce un paradosso: è un’area residenziale, storicamente di classe operaia, dove i problemi sociali come droga e delinquenza sono molto meno acuti rispetto ad altre zone, e ciononostante è divenuto un simbolo del “riconquistare/rioccupare le nostre città” (per usare un’espressione ripetutamente adoperata dal nuovo Primo ministro, così amato da tutti i governi dell’Unione Europea durante la campagna elettorale).

A parte il “ripulire lo spazio” (“Για να ξεβρωμίσει ο τόπος” è stato uno degli slogan di Alba Dorata), uno degli sforzi intrapresi dai fascisti in altri quartieri – talora con successo come in piazza Attica e altre volte senza successo come in piazza Amerikis, dove sono stati respinti dagli anarchici di una delle più storiche occupazioni che esistono vicino alla piazza, Lela Karagianni, e da un parco autogestito di Kyprou e strada Patission creato dagli abitanti all’inizio del 2009 contro i piani del sindaco di tagliare gli alberi e costruire un parcheggio – gli attivisti dell’estrema destra hanno gradualmente realizzato servizi di welfare informale alternativo e strutture collegate al sentimento generale di insicurezza: accompagnando le signore anziane quando devono ritirare i soldi dal bancomat, intervenendo negli asili dei migranti, sgomberando i migranti dagli edifici occupati e, naturalmente, attaccando fisicamente le persone nere e di pelle scura nelle strade e nella metropolitana.

Ci riferiamo ai metodi impiegati dai gruppi di estrema destra per determinare un salto di qualità che rende il confronto con il razzismo ancora più difficile. Solitamente gli attori politici xenofobi, razzisti e nazionalisti giocano sul campo dell’ideologia, tentando di interagire con gli istinti di paura e l’odioso orgoglio. Il principale campo di battaglia della politica di estrema destra è quello dell’ideologia, dove l’obiettivo centrale è intersecare il loro discorso con ciò che Raymond Williams ha definito struttura di sentimento. In Grecia è avvenuto esattamente l’opposto. La legittimazione ideologica del razzismo ha seguito il radicamento/ancoraggio spaziale attraverso pratiche quotidiane, un’attuazione sistematica di quello che Gilles Deleuze ha chiamato “microfascismo”. In realtà la legittimazione ideologica dell’agenda neo-nazista è stata resa possibile quando il governo, e in particolare due ministri, sono intervenuti nel già polarizzato discorso pubblico annunciando un mese e mezzo prima delle elezioni di maggio la creazione di 30 centri di detenzione in giro per il paese e le misure di “tolleranza zero” contro “la bomba igienica costituita dai migranti, soprattutto dalle donne migranti lavoratrici del sesso”.

3. Dopo i risultati della prima tornata elettorale (6 maggio), è diventato chiaro che il secondo round avrebbe rappresentato le “elezioni nazionali” più europeizzate fino ad oggi. L’europeizzazione delle elezioni del 17 giugno ha esemplificato i limiti della politica di solidarietà internazionale. Non vogliamo adagiarci troppo sulla “politica della paura”, inclusa in questo processo di europeizzazione, per come è abbondantemente circolata sui media mainstream in quanto “notizia” e sui media militanti in forma di critica (la proliferazione di interventi/campagne delle elite politiche ed economiche europee miranti a impedire a ogni costo una vittoria elettorale di Syriza).

Il giorno in cui le consultazioni per formare un governo si sono interrotte dopo le elezioni di maggio, Alexis Tsipras ha affermato che le nuove elezioni potevano diventare il punto di rottura per l’inizio di una “europeizzazione dal basso”, sostenendo che le nuove elezioni erano potenzialmente il momento di un attacco sociale paneuropeo contro l’austerity. Ha subito fatto seguito a queste dichiarazioni con viaggi a Parigi e a Berlino e mandando una lettera alla Commissione Europea.

Per quanto riguarda le elezioni greche, l’appello per una “europeizzazione dal basso” contro l’austerity è stata tradotta in termini piuttosto formalistici. Ci sono stati incontri formali di leader (Tsipras-Mélenchon) o altri che sono stati rifiutati (Tsipras-Hollande), alcune dichiarazioni di supporto a Syriza da omologhi partiti di sinistra in Europa, e un’impressionante mobilitazione di reti di attivisti – soprattutto intellettuali radicali – in giro per l’Europa per esprimere solidarietà e sostegno e la necessità del rafforzamento di reti e mobilitazioni transnazionali. Chiaramente, comunque, non è stato un momento costitutivo per la costruzione di un simile movimento.

Tuttavia, la dichiarazione di Tsipras ha un certo valore, attraverso le sue contraddizioni interne. Pone cioè il problema di come organizzare un movimento costituente verso una “europeizzazione dal basso” oltre l’orizzonte della politica della rappresentanza.