L’altra faccia di S. Matteo è oltraggiata dal sangue di Roberto Collina

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"Futuro menomato 4". Quadro acrilico e stampa su tela, 70x50, 2013, di pietrobrancacciodottnessuno, Pasquale Palese e Pasquale Lembo, opera inerente il "Progetto di arte di immanenza comune".

Oggi è il terzo anniversario della morte “accidentale” di un salernitano. Geometra per forza, artista per vocazione, Roberto Collina, avvenuta durante i festeggiamenti di S. Matteo in una piazza centrale e affollatissima.

E nessuno, ne oggi, ne ieri e nemmeno in questi tre anni, dal giorno della tragedia sembra essersi accorto che l’altra faccia di S. Matteo è stata oltraggiata da questa morte.

Nessuno vuole vedere e accorgersi di questo oltraggio.

Nessun politico, nessuna autorità, nessun giornalista, nessuna istituzione religiosa o laica, nessun artista, nessun intellettuale, nessun giurista, nessuno dei tanti impegnati nel sociale e/o nella politica, nessuno di quelli impegnatissimi a pontificare di sacro o di profano ha voglia di vedere.

Collina è morto in circostanze che andrebbero chiarite e tutti lo ignorano. Il suo sangue andrebbe celebrato come la “Morte accidentale di un anarchico” da un Dario Fo che abbia la possibilità e la capacità di pensarla, di  scriverla e di metterla in scena.

Ma Roberto era nessuno, nemmeno anarchico. Semplicemente un salernitano ed un proletario. Come la stragrande parte di noi. Ed il suo sangue è talmente comune, senza valore, che non merita nessuna attenzione e nessun dolore. Roberto è cosa senza storia e consistenza, solo nella sua nuda vita e per questo sacrificabile* senza subire nota.

Anche Salerno è una città dalla doppia faccia come il suo patrono. La prima si presenta con un sorriso accattivante e rassicurante. La seconda mostra un ghigno crudele e mefistofelico.

pietrobrancacciodottnessuno

*Sulla sacrificabilità della nuda vita si veda Agamben.

Nell’archivio di costituentex:

Sangue comune su S. Matteo

Niente deve oscurare le esaltanti autocelebrazioni di una città perfetta