Ladri di bambini. Violentatori di innocenza

Hanno fatto irruzione in una scuola armati di una sentenza. Una carta che impone delle cose al di là della vita e dell’immanenza. Una carta che cerca ragioni e diritti nell’astrattezza della rappresentanza di una giustizia che vive fuori e contro la vita terrena.

Quella carta ordinava di strappare un ragazzo dalla scuola e dalla mamma.

Il dirigente scolastico ha prontamente abdicato alle sue funzioni pedagogiche ed educative ed è scattato sull’attenti davanti a quella carta mandando in palestra i compagni del ragazzo. Ed in un’aula deserta seduto al suo posto una piccola preda veniva circondata e assalita da poliziotti, assistenti sociali e papà.

Un branco di adulti che catturano con la forza un giovane animale. Un essere senza storia, senza diritti, senza ragioni.

“Io sono un’ispettrice di polizia, lei non è nessuno.” Ha gridato a chi chiedeva garbo, rispetto e spiegazioni qualcosa con un distintivo.

Su un bambino indifeso si è abbattuta una legge fatta di cavilli, di avvocati ben pagati e di amicizie invece di essere fondata sulla ricerca della verità. Una legge che si alimenta di codici oramai antagonisti alla realtà. Su un piccolo corpo in un luogo dove doveva trovare protezione, aiuto, istruzione e crescita si è abbattuta la mano feroce di una legge ferma, inamovibile fuori e contro a ogni cosa reale. Dove spazio, tempo, luogo e sopratutto il divenire continuo della vita non hanno spazio perchè la legge è fossilizzata e rappresentata in un idea di giustizia astratta ed irreale. Una legge che da decenni ha dimenticato che il diritto deve alimentarsi continuamente del costituente, da ciò che il sociale e le cose sedimentano nel reale e lo trasforma invece di imporre codici nati in situazioni superate oramai esistenti solo nella rappresentanza di una idea sovrastorica ed immutabile.

Una legge che scatena ladri di bambini e  violentatori di innocenza in continuazione in case e luoghi poveri e marginali. Di nativi o meno. Dove non c’è nemmeno un telefonino per registrare le immagini di un crimine e per questo, forse, con ancor piu’ violenta e tracotante di quello che riusciamo ad immaginare. Usando una clava invece del diritto.

Ed in televisione un giudice, con la faccia tronfia come quell’ispettrice, ha proposto la soluzione: proibire la pubblicazione di immagini che riguardano la violenza sui minori. Avete capito bene. Ancora una volta la soluzione è ricercata nella rappresentanza e non nella vita reale. Anche la giustizia è rappresentazione. Non è importante quello che è ma quello che appare.

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