La replica di Sgarbi all’intervento “Uno Sgarb(i)ato Crescent al/luci/nante” di Francolini

da Cronache Salernitanesgarbiluci

Qui l’articolo di Marcello Francolini: Uno sgarb(i)ato…

Non ho visto scempi e mortificazioni di Salerno di Vittorio Sgarbi

A Marcello Francolini vorrei dire che la sua meticolosa indagine merita attenzione.

Ho sinceramente trovato le luci di artista nel loro carattere di luminarie festose e pertinenti a Salerno per la loro genuinità, non rimpiangendo in alcun modo le Luci d’artista torinesi con la vanitosa e pretenziosa collaborazione di “artisti internazionali”, come la mafia che li sostiene, da Buren (il cui progetto distruttivo per La Spezia è stato,di concerto con me, Sittis e Montanari, bloccato dal Ministro Bray) ai vari Metz, Paolini, Pistoletto, Zorio, titolari di una ideologia falsamente pauperistica.

Mi consentirà Francolini di preferire genuine luminarie a pretenziose installazioni.

Condivido le conclusioni al di là della mitizzazione dell’arte contemporanea quando scrive: “… le nostre luci avrebbero potuto rappresentare un serio momento di dibattito della funzione dell’illuminazione attraverso un modo nuovo di “fare luce”. Onestamente mi pare che sia accaduto, senza spacciare “luci natalizie paesane” per opere d’arte.

Quando al Crescent non mi pare rilevante che Bofil abbia proposto altrove motivi architettonici simili a quelli proposti a Salerno. Proprio con riferimento all’architettura greca, vi sono affinità con i templi di Agrigento, di Segesta e di Paestum senza che gli uni si possano considerare le repliche degli altri. E non mi pare negativo che “il dorico bofiliano sia una caratteristica del suo moderno classicism, oltretutto filtrato attraverso il “neoclassico” che in una parola si chiama postmoderno.”. E ho visto benissimo le colonne, che restano tali come pura forma geometrica, non sono in marmo ma in cemento. Una delle architettura che più apprezzo sono quelle di Tadao Ando nella villa di Benetton a Ponzano Veneto: Un autentico omaggio a Palladio, con colonne di cemento. E non mi pare che sia “una perfetta metafora” della “simulazione della simulazione” “questa doppia falsità che erige la menzogna a valore universale finanche nell’architettura”. Ne mi sembra che il “citazionismo autoreferenziale che comporta l’innesto di citazioni forti (le colonne, i rosoni, i timpani ecc.) sul razionalismo modernista” sia una operazione spregiudicata e tanto meno dannosa, per Salerno.

Le osservazioni di Francolini potrebbero valere per tutta la celebrata architettura fascista a partire dal palazzo municipale di Salerno. Soltanto se Francolini intende discutere anche questa si potranno accettare conclusioni come: “Questa costruzione imponente è in perfetta simbiosi con l’ambiguità della politica attuale, ovviamente la scelta, doveva essere un’architettura commemorativa e celebrativa”.

Purtroppo mi pare che capiti solo a Salerno. E’ che a Mussolini si rimproverino altri amori che non l’Eur, con il celebrativo “Palazzo della Civiltà”.

Io non ho visto scempi e mortificazioni per Salerno, ma la determinazione di un sindaco a non rassegnarsi a vivere in una città morta e buia.

Potrà fare errori ma l’entusiasmo non gli manca e lo trasmette alla città. La vicina Napoli con il sindco De Magistris è una necropoli. E lo affermo a ragion veduta.

L’aspetto il 23 a Salerno per la presentazione del mio libro “Il tesoro d’Italia”.

Vittorio Sgarbi.