La grande bellezza di cento euro sporchi di sangue comune

lagrandebellezza dicento euroDel dottnessuno.

La produzione di mainstream di oggi lavora tre informazioni.

La prima riguarda la candidatura agli Oscar del film di Paolo Sorrentino “La grande bellezza”, la seconda è la ventilata minaccia di dimissione degli onorevoli servi dell’intoccabile unto del signore, la terza è lo scannamento a coltellate in un bar della periferia di Palermo scatenato dalla richiesta di cento euro per un lavoro svolto e dal bisogno di soldi per curare una figlia ammalata.

Le due notizie ed il fatto cruento sono tenuti distinti nelle pagine dei Tg.

Il successo della “Grande bellezza” è presentato con approvazione e soddisfazione, le minacce del ceto politico pdellino sono date con grave preoccupazione (?), la morte di una persona per cento euro, è presentato in sordina, mischiata ad altre notizie simili, come femminicidi compiuti o falliti, tentati o realizzati con asce e martelli o altro, e resistenze operaie a licenziamenti e chiusure di fabbriche e altre sofferenze quotidiane moltitudinarie a cui non facciamo più tanto caso, impegnati come siamo a sopravvivere in questi tempi difficili.

Avvolto da questo flusso mainstream televisivo, mentre ero intento a preparare il caffè del mattino, a cui è affidato, da sempre, il compito del mio risveglio più definitivo, e, capire, in questo stato, che siamo arrivati a far versare del sangue per cento euro e che una bambina deve morire se non si hanno i soldi per le cure, mi ha causato uno smarrimento.

Un’immagine eccedente i sogni di stanotte, mi ha assalito.

L’ho sentita come un’immagine di una grande bellezza, fatta di centomila mani armate di coltelli che sferrano milioni di fendenti ai Saviano, ai Travaglio, ai promotori di strade maestre supplichevoli di costituzione che non costituisce più niente da decenni, a tutti quelli che alimentano il giustizialismo e l’antiberlusconismo, fabbricando e rifrabbricando incessantemente la grande illusione che senza insurrezioni, culturali e di fatto, si possa cambiare qualcosa delle nostre condizioni materiali ed ontologiche di gente comune. E mentre questi coltelli brillavano nella notte si componeva un orizzonte lucente in cui onorevoli dimissionari o meno mettevano la testa nel vaso del cesso e tiravano la catena dello sciacquone…

Oltre alla grande bellezza, spero che l’immagine onirica abbia rappresentato accoltellamenti politici. Altrimenti sarei alla disperazione. Ma, sono sicuro, questa non mi raggiungerà.

Il 19 ottobre sarò a Roma.

pietrobrancacciodottnessuno