Giù le mani dal porticciolo: E’ nata la canzone

giù le maniIl movimento del porticciolo di Pastena ha prodotto una canzone. E’ “La pizzica del porticciolo”.

Gli attivisti di questo  movimento sono gli autori, i compositori, i cantanti ed i musicisti del pezzo. E quando nei movimenti di lotta cominciano a nascere le canzoni significa che si è raggiunto un buon livello di intervento sociale e di organizzazione. E’ segno che si sta superando il minoritarismo.

Le canzoni, infatti, non nascono, solamente, da autori e da cantanti, cioè da quelli che hanno la conoscenza, i saperi e le tecniche per comporla e per eseguirla e che lo fanno per mestiere, ma hanno bisogno che esista anche un senso che la possa esprimere. Le canzoni hanno bisogno di un ambito da cui attingere, “sentire” un sentimento, una situazione, un avvenimento, un “senso”…

Il testo per formarsi ha bisogno sempre di un con-testo di cui alimentarsi.

Contesto che è fatto di relazioni sociali e di conoscenza di ciò che si vuole cantare. Una canzone come questa sul porticciolo per realizzarsi concretamente ha bisogno di scoprire e dialogare col genius loci del posto ed avere diverse soggettività che vivono le stesse aspirazioni. Occorre un “sentire comune” per fare una canzone. Senza questo essa è impossibile.

La produzione di una canzone significa che intorno a “Giu’ le mani dal porticciolo” si coagula un interesse ed un ascolto sempre più vasto, con momenti di solidarietà ed anche di complicità determinato da una pratica immanente degli attivisti che cercano di mantenersi il più lontano possibile dal veleno della rappresentanza, del politicismo e delle menate ideologiche.

Infatti la sortita fondamentalista dell’ ayatoqquah De Luca di ammonimento pubblico contro una giovane scienziata, attivista di questo movimento, non sortito il suo solito effetto, quello di incutere rispetto e timore per l’officiante, ma sia stata vissuta come una scena ridicola, come un’esibizione di impotenza, di pochezza intellettuale e di mancanza di argomenti.

Sembra che grazie a “Giù le mani..”, complice anche la crisi, l’immagine dello sceriffo si stia sbiadendo e che cominci ad essere sostituita da quella più veritiera di un furioso e bavoso e vecchio ayatoqquah fondamentalista islamico. Come Komein per intenderci.

La potenza comune che esprimono i ragazzi del porticciolo si “sente” e “La pizzica del porticciolo” è un salto di qualità del movimento che va visto, apprezzato e valorizzato.

I politicisti, i partiti, la casta ed i servi a gratis dell’ayatoqquah De Luca hanno voglia di fare ciniche ironie sul lavoro di questi ragazzi e sulle loro belle produzioni culturali. Ma la storia procede a salti e non linearmente, e, presto, questa sottospecie di umanità, che vegeta e si alimenta nell’ombra del potere, potrebbe accorgersi dell’esistenza di una grossa potenza comune, a proprie spese.

Ecco il testo della canzone.

La pizzica del Porticciolo

O’ quarto porto nuje nun o vulimm’

o’ porticciolo è nostro e non si tocca.

O’ piscatore vott’ a rezz’ a mare

Nu poc’ e sole o’ scarfa dint o core.

Na bella figlia aggio visto passare

cu l’uocchie se giraje a guardare o mare.

Guardate quant’è bell’ stù tramonto

arret’ a muntagn’ o sol’ s’è annascunnute

E tutt’ a gent’ e chistu quartiere

stu’ ciel russ’ e triglie ven’ a ammirare

Un vecchio corvo mi è venuto a dire

che il cemento a mare vuole buttare

Na lacrema carette alla figliola

na jastemma ricette o’ piscatore

e o’ mare na tempesta scatenaje

A gente pe tre juorne nun magnaje

e manco cchiù nu pisce abbuccaje

per colpa e chist’ auciell’ e malaugurio

Allora pe na zampa l’acchiappaje

dint’ a’ nu sacco nire l’infilaje

e dint o’ chiavicone e dint o’ chiavicone

ngiù menaje

Quando la terra tua vonno toccare

quanno sul ai renari sanno pensare

il popolo in rivolta l’adda fermare

prbdottnessuno.

Qui il video LA PIZZICA DEL PORTICCIOLO