Emergenza rifiuti Campania: I servizi segreti sapevano tutto da 11 anni

I 99 Posse dicono che facebook impedisce il link di questo articolo. Noi lo pubblichiamo anche per il profondo rispetto che abbiamo per Antonio Musella, combattente della prima ora per la libertà del nostro territorio da monezza e rappresentanza imbelle.

sisdedi Antonio Musella da Fanpages, 30 maggio 2014 

Continua l’analisi dei dossier desecretati sull’emergenza rifiuti.

Il Sisde nel 2003 conosceva in maniera dettagliata il traffico illecito di rifiuti da Nord a Sud dell’Italia. Chi, oltre gli 007 italiani, conosceva quei rapporti?

Tra i documenti desecretati dalla presidenza della Camera dei Deputati lo scorso 23 maggio, su decisione del governo, Fanpage.it ha cominciato ad analizzare quelli che riguardano l’emergenza rifiuti. Abbiamo già visto il rapporto dell’AISI datato 2008 che si concentrava in particolar modo sulla vicenda della discarica di Chiaiano, periferia Nord del capoluogo campano. Riportiamo qui invece l’analisi di un altro dossier sull’emergenza rifiuti, redatto dal SISDE e datato 11 aprile 2003, anni prima che si parlasse apertamente di fenomeni come quello della Terra dei fuochi.

Il rapporto del SISDE sull’emergenza rifiuti Campania: La direttrice Nord/Sud

A differenza del documento dell’AISI questo del SISDE, guidato all’epoca dal generale Mario Mori già al vertice dei Ros dei Carabinieri e rinviato a giudizio a Palermo nel processo per la cosiddetta “trattativa Stato-Mafia“, sembra essere più meticoloso. Innanzitutto, nel documento si precisa che il SISDE ha cominciato ad occuparsi del “settore rifiuti” nel nostro paese dal 1994, cominciando praticamente da zero l’attività di intelligence che viene definita l’avvio di “un cammino in un ambito inesplorato“. E’ opportuno ricordare come già alla fine degli anni ottanta il nostro paese si era ritrovato al centro di traffici internazionali di rifiuti. Nel 1988 la nave Zanoobia arrivò al largo di Carrara con un carico di rifiuti tossico nocivi e con l’equipaggio avvelenato. La Zanoobia fu allontanata dalle coste italiane ma non si seppe mai dove concluse il suo viaggio tossico. Così come è del 1990 lo spiaggiamento della nave cargo Jolly Rosso sulle coste calabresi con il suo carico di rifiuti speciali. Nonostante il ritardo però, gli 007 del tempo, sembrano avere ben chiare le idee, sia sui rischi ambientali prodotti dallo “smaltimento illecito di rifiuti industriali”, sia sulle rotte dei rifiuti. “L’allocazione dell’illecito è concentrato nel Meridione, fatto che evidenzia una direttrice Nord-Sud del traffico avente come obiettivo primario il trasporto degli speciali e dei pericolosi in luoghi non abilitato al loro smaltimento” si legge nelle carte del SISDE. Già undici anni fa dunque, ai servizi segreti era assolutamente chiaro cosa stesse avvenendo nelle campagne meridionali, dove venivano sotterrati rifiuti speciali provenienti dal Nord Italia. Per i servizi, anche le modalità di intermediazione tra aziende e crimine organizzato, che oggi tutti conosciamo, erano ben note: “il produttore disonesto di rifiuti entra in contatto con società denominate commerciali che richiede un prezzo del 30%-50% inferiore a quello medio del mercato” si legge nel dossier. È questo il sistema che alimenta ancora oggi i roghi nella terra dei fuochi con aziende senza scrupoli che cedono gli scarti industriali a stakeholder che se ne liberano incendiandoli.


Il quadro si arricchisce con l’individuazione delle regioni più colpite dal fenomeno del traffico illecito di rifiuti – Campania, Sicilia, Calabria e Puglia – e dalla individuazione delle tratte per lo smaltimento di rifiuti tossici in Abruzzo e basso Lazio. Inoltre l’intelligence descrive il sistema del “giro di bolla”, ovvero il metodo con cui i rifiuti tossici, attraverso false attestazioni, venivano spacciati per rifiuti urbani e finivano nelle discariche. Il documento riguarda l’intero periodo d’indagine 1994 – 2003, ed appare chiaro come gli apparati di sicurezza erano già al tempo in possesso di informazioni così precise da permettere un intervento per smantellare i traffici e intervenire sui terreni colpiti.

Nel dossier Sisde il ruolo del crimine organizzato.

Il SISDE è in grado di fare una vera e propria mappa degli interessi criminali sul traffico dei rifiuti in Italia. Una tabella precisa dove si indicano i clan e le zone di influenza dove finiscono i rifiuti pericolosi. Tra i più attivi per il SISDE ci sono i clan del napoletano Nuvoletta (Marano), Lago (Pianura) e Mallardo (Giugliano) oltre al cartello dei Casalesi che proprio in quegli anni registrò l’arresto di Gaetano Cerci braccio destro del “signore dei rifiuti” Cipriano Chianese. Sulla Calabria emergono dati molto precisi che riguardano la cosca De Stefano – Tegano in merito alla gestione della discarica di Fiumara in provincia di Reggio Calabria e l’infiltrazione della Ndrangheta nella Servizi Ambientali Spa. Solo nel 2007 il Gico della Guardia di Finanza ed il Ros dei Carabinieri misero fine al traffico di rifiuti nel reggino facendo luce sulla discarica di Fiumara e sulla Servizi Ambientali Spa.

E’ importante sottolineare come nel dossier, composto da 20 pagine, si leggano parole che rendono evidente il livello di conoscenza da parte dei servizi segreti del fenomeno e della sua pericolosità, tanto da portarli a scrivere che: ”La gestione dei rifiuti assumerà un valore sempre più strategico è l’imprenditoria criminale che già oggi si presenta sul mercato con aziende apparentemente in regola, in realtà pronte a sfruttare qualsiasi spiraglio offerto dalle lacune normative, per operare illegalmente e perseguire il massimo profitto, spiralizzando la minaccia”.

Scandalo rifiuti e discariche in Campania: chi ne era a conoscenza?

Lo Stato sapeva. Appare dunque palese che i servizi segreti avessero già undici anni fa, sotto la guida di Mario Mori, un’idea abbastanza precisa sui traffici di rifiuti nel nostro paese così come avevano piena conoscenza dei rapporti tra imprenditoria e crimine organizzato. Eppure si è dovuto attendere ancora molti anni per portare alla luce queste circostanze già così lampanti undici anni fa. Nel 2003, quando i servizi segreti scrissero queste pagine, il presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi, il Ministro dell’Interno era Beppe Pisanu, il Ministro della Giustizia Roberto Castelli. È chiaro che non vi è nessun automatismo tra la stesura di questo dossier e la conoscenza diretta da parte dei ministri competenti o del presidente del Consiglio. Chi era in possesso delle informazioni dei servizi segreti sui traffici di rifiuti nel nostro paese era Enzo Bianco, attuale sindaco di Catania, che presiedeva a quei tempi il Co.Pa.Co. il Comitato Parlamentare di Controllo sui servizi segreti. Oltre ogni ragionevole dubbio, Bianco non poteva non essere a conoscenza del contenuto di quel dossier.