… e la forza si è fatta pure una ragione. Ragione di morte e galera

A Genova 2001 mi ha portato mia figlia. Quando il sangue di Carlo bagnò l’asfalto la mia casa fu invasa da ragazze e ragazzi poco più che adolescenti. Organizzavano il viaggio per la città assediata ed offesa. Volevano essere al fianco di  Carlo.

Già da giorni alcuni  miei compagni e amici erano al Carlini. Armati di scudi in plexiglass e imbottiture varie. Tentavano di violare la zona rossa. Ma io in quel periodo non potevo esserci. Il lavoro, gli impegni, le scadenze, il mutuo. Ma quei ragazzi mi contagiarono. Chiamai chi era ancora a Salerno. Un fratello pianse dicendomi che non poteva proprio. E partimmo insieme a quelle giovani vite.

E’ stata la manifestazione più paurosa della mia vita. Assediati e gasati. Scacciati e vilipesi. In reale pericolo di vita a volte. Caroselli di furgoni e defender pazzeschi, improvvisi, pericolosi e sensa senso. Lacrimogeni dappertutto. Senza scampo da sole, caldo e gas nocivi. E grazie alla complicità di migliaia di genovesi che ci aprivano porte e portoni e ci davano acqua e viveri che non abbiamo avuto altri Carli. Ma siamo riusciti ad essere con Carlo e a tornare a casa. Tutti e quasi illesi.

E oggi non è ancora finita, La lapide di Carlo oltraggiata. Una vela con un messaggio infame che gira per Genova il giorno dell’assassinio. E tanta galera per amici, compagni e fratelli.

Ma già, alcuni di noi, hanno prodotto una lesione in tutto questo.

Hanno praticando un rifiuto, un esodo costitituente con la loro latitanza. Da questo squarcio filtra una luce viva che annuncia possibilità altre. Genova non finirà come vogliono loro.

In bocca al lupo. Partigiani dei nostri tempi.

dottnessuno