Due anni fa moriva Franca Salerno. Alfabetizzazione per straniero del compianto di Oreste Scalzone

francasalernoAlfabetizzazione per straniero “A Franca Salerno” di Oreste Scalzone.

“Liberi e diversi come uccelli, e fraterni come stormo”,

diversi nascevamo, come lèssico, come “dialetti” rispettivi,

costitutivi e al contempo sotto-insiemi di una lingua

che però aveva un’“anima” nel profondo comune.

 

Eguale, sotto, era l’istanza della ribellione.

Rivolta è denominator comune,

uguali, nella comunanza in quell’altro ‘specifico’ assoluto di questa «razza animale»

irreparabilmente sui generis: la rivolta.

 

Cercavamo, da diversi e uguali, lo sprigionarsi della potenza,

della «disperata vitalità» delle genti sottoposte a gerarchia,

a utilizzazione strumentale,

comando e qualsivoglia altra forma di mutilazione,

d’interdizione e confisca di ogni capacità di comunanza auto-determinata,

d’autonomia singolare e comune

contro ciò che dissimuli e occulti l’economia di tempo-di-vita, di «nostra vita mortale»

e con Franca, e Maria Pia, e Anna Maria, e Antonio, e Luca,

e Giovanni, Mimmo, Nicola, Pietro, Fiorentino, Alfredo

e chi altro ancora è nel ricordo,

era distinzione successiva, secondaria la nostra differenza,

alla fraternità nella necessità/scelta primale della rivolta sovversiva di liberazione.

 

Ho conosciuto Franca all’Akrobax nel filmato ipnotizzato dall’intensità del suo volto e delle sue parole

frammento che deve divenire per lei

e Antonio

figlio non sopravvissuto a morte di madre,

caduto sotto i colpi della catena di montaggio dell’estrazione del plusvalore sociale,

pur fatta risultare invisibile come la nebbia quando ci avvolge

Non l’avevano piegata, Franca,

gli anni del feroce totale isolamento in «braccî morti».

Ed ho imparato in galera la modestia

e la grandezza dei “nappisti”

perché una cosa ho visto:

che quando avevano paura “dei Nap”,

i guardiani e all’occorrenza massacratori

di altri “animali di razza umana”

rasentavano i muri,

e le “squadrette” erano come sospese

e migliaia di murati là dentro

respiravano

respiravamo, un po’ meglio

Questo ho visto.

04 febbraio 2011