Arti e potere. Luci e ombre salernitane

pinocchioferito
“Ogni luce produce la sua ombra… e quando ebbero illuminato l’ultimo angolo della Terra, qualcuno, alzando gli occhi al cielo, si accorse che lo avevano oscurato…”
Il dottnessuno

 

“Un’inaudita ipertrofia del diritto, che, pretendendo di legiferare su tutto, tradisce attraverso un eccesso di legalità la perdita di ogni legittimità…La giuridificazione e l’economizzazione integrale dei rapporti umani, la confusione fra ciò che possiamo credere, sperare ed amare e ciò che siamo obbligati a fare o a non fare, a dire o a non dire, segnano…la crisi del diritto e degli stati.”
Giorgio Agamben

 

 

Gerico ed il Gerico Group hanno seminato per la nostra città delle “ombre d’artista”, una serie di sculture. Una significativa operazione di articolata valenza.

Qui interessano non tanto e non solo le opere in se, sui giornali e nella rete hanno avuto un ottimo rilievo ed abbondanti commenti, ma queste restano, pur sempre, solo una parte di tutta l’attività creativa prodotta, anche se la più evidente e “spettacolare”.

I “Gerici” hanno fatto di più. Hanno creato un vero e proprio happening artistico. Innanzitutto compiendo un gesto epifanico.

Epifanico non solo per la voluta coincidenza cronologica – l’istallazione è del 6 gennaio 2014, giorno dell’Epifania – ma sopratutto perchè le opere e la loro comparsa o “manifestazione”, sono state pensate, realizzate e collocate in forma gratuita. Epifania, viene dall’ antico greco ἐπιφάνεια che significa manifestazione di una divinità con un segno, un miracolo, una visione o altro e la collocazione temporale dell’epifania è dovuta alla successiva supremazia cristiana che la rappresenta nell’omaggio dei re magi al neonato al termine del Natale. Sia l’etimologia della parola che la sua sedimentata nella tradizione contemporanea hanno in comune il gesto della gratuità e del dono. I miracoli ed il pellegrinaggio non potevano non possono essere pagati o ordinati da nessuno.

Ma l’operazione “Ombre d’artista” non è solo questo.

L’intelligenza e la creatività dei Gerici è prodotta anche nella scelta dei luoghi in cui hanno installato le opere, che ha, anch’esso, una grande significanza artistica.

Hanno allestito le loro opere in ambienti “armonici”, consoni al significante delle opere stesse. E sono fra i luoghi più “istituzionali” dei salernitani. Istituzionali non solo nel senso burocratico o rappresentativo del termine ma nel senso più ampio, “comune” ed immanente della parola.

Le opere sono state allocate sia nei pressi delle istituzioni classiche come il Comune o il Tribunale di Salerno sia in luoghi storici, nodali della città – luoghi che hanno assunto una “istituzionalità” comune  – come la porta ovest, snodo urbano della città, dove trova posto il Pinocchio-emigrante, sia in luoghi che hanno subito un processo di intensa “istituzionalizzazione” conferitagli dall’arte, dalle lotte, dalla scienza e dalla sapienza di gruppi come “Giù le mani…” ed, infatti, al Porticciolo di Pastena, è comparso il Pinocchio-Ulisse.  Ma anche luoghi di “istituzionalità funzionale”, come è la mobilità per Salerno, la fermata della metropolitana, non sono stati tralasciti da “Gerico”, qui PinocchioFS477 ha fatto bella figura. E così è stato per tutte le altre opere senza eccezioni. Le illustriamo e commentiamo singolarmente dopo questo testo.

Si è trattato di un buon e bel lavoro produttivo.

Questi sono gli unici cantieri che vogliamo a Salerno. Cantieri di bella e sana arte, di ricerca e produzioni comune dal basso, di progetto, di lotta, di buona vita e di critica ad un presente fatto di passioni tristi, determinato da “la giuridificazione e l’economizzazione integrale dei rapporti umani” dove le luci oscurano il cielo dei desideri e del divenire.

Si dovrebbero impiantare centinaia di cantieri con queste valenze a Salerno. Non solo di arte ma anche di musica o di poesia, di scienza o di informatica, di ecologia o di artigianato, di agricoltura o di matematica o di estetica, di filosofia o di… se ne possono inventare a centinaia.

Ed invece di ringraziare ed incentivare i produttori di arte, bellezza e sapienza si incentiva il devastante, la speculazione, l’ignoranza ed il brutto. Le opere sono state rimosse con furia iconoclasta, la Digos “indaga sui fantocci” (citazione dalla prima pagina di un quotidiano locale di questi giorni), si tenta di coprire il centro di Salerno con un’altra trentina di piani di cemento e sono pronte 14 mila cartelle esattoriali per multe…

Vogliono che non ci resti che piangere, ma Salerno non si sottomette. Salerno continua a produrre e a vivere nonostante l’insolenza reificante della “inaudita ipertrofia del diritto, che, pretendendo di legiferare su tutto, tradisce attraverso un eccesso di legalità la perdita di ogni legittimità…” distruggendo anche Pinocchio.

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↑ Pinocchio al Porticciolo: legato per resistere all’incanto della speculazione.

Foto di Carmen Guasco ↑

ombredartista_gerico6 (1)↑ Pinocchio al Crescent: addio mare ↑

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 ↑ Pinocchio al tribunale: giudicato e arrestato dal danaro ↑

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 ↑ Pinocchio al Comune: sberleffi ↑

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 ↑ Pinocchio ai confini ovest di Salerno: emigra ↑

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 ↑ Pinocchio alla Parrocchia: un miracolo per Salerno ↑

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 ↑ Pinocchio “sulla” “metropolitana”: lenta come una tartaruga ↑

2 thoughts on “Arti e potere. Luci e ombre salernitane

    • E di che? Il lavoro, il progetto e la creazione è tua/vostra. Io l’ho solo vista e apprezzata

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