Antonio Amato. Il marchio di nuovo in tavola. Gli operai sempre a casa

di Alessandra Plaitano

In un articolo sul pastificio Amato, “Il Corriere del mezzogiorno” scrive: ‎”… non è stato facile scegliere gli operai che hanno contributo a riaprire il pastificio. Attualmente ce ne sono 26 al lavoro…”.

Praticamente l’articolo parla del marchio, del logo e tace su un dettaglio non piccolo.  Si tace sulle 100 famiglie mandate al lastrico dalla famiglia Amato di comune accordo col boss De Luca, che sono rimaste ancora fuori dalla fabbrica.

Nell’articolo non è spiegato nemmeno che non c’è nessuna intenzione di integrare l’organico originale nella nuova azienda e tanto meno di garantire un futuro o una pensione agli operai rimasti fuori.

Inoltre manca anche un appunto sulla cassa integrazione, che gli operai non percepiscono da mesi.

Non è nemmeno spiegato chi siano questi 26 e come li hanno scelti. Se avessaro badato alle priorità la precedenza sarebbe spettata a coloro che lavorano da invalidi o che sono prossimi alla pensione. Ma posso garantire da vivo testimone che non è andata così.

L’articolo non è firmato per esteso ma con un acronimo, An. Cap. Chi lo conosce gli può dire di trovarsi “na fatica… vera?”. Un giornale è una grande arma, ma usata così è solo cellulosa sottratta alla natura.

Di seguito l’articolo: La pasta Antonio Amato è di nuovo in tavola