Aniello Torretta. Un pittore ribelle. Irriducibile ad un mondo che va al contrario

aniello2Aniello da ragazzino abbandona la scuola e la casa. Dopo aver frequentato per tre volte il primo  anno dell’Istituto artistico. Comincia a vivere ed a formarsi artisticamente in modo alternativo ed autonomo. La sua scuola di vita e d’arte diventa la strada. “On the road always “. Un’esistenza da far impallidire i grandi della beat generation. Solo Jack Hirschman ha eguagliato l’esistenza beat di Aniello che da professore universitario scelse di divenire poeta-vagabondo. Per sempre,.ancora oggi.  Gli altri beat invece divennero, da vagabondi, poeti da star-system.

jackE’ la strada diventa generosa con Aniello. Gli offre tutto quello che può per fargli elaborare la sua arte. Dalle foglie ai cartoni, dalle confezioni di merci rivoltate ai marciapiedi, dai  muri all’asfalto, alle pietre. Tutto quello che è nella, sulla e della strada viene utilizzato, serve al maestro, per elaborare la sua arte. E’ dalla strada che consolida e matura i suoi segni, i suoi colori ed il suo stile asciutto e arrabbiato. E la concezione di se e del mondo. Una visione semplice e radicale. “E’ il mondo che va al contrario” dice a quelli che lo vedevano guidare su motorini, rigorosamente, “controsenso” e gli chiedevano il perchè.

Lo spettacolo che offriva Aniello era irresistibile quando su inconfondibili – stilizzati da lui – motorini traballanti e precari sotto il suo peso, in una marcia tranquilla e pacata, spesso seguito dalla sua “famiglia” canina, i malandati  “Lulù” e “Piccirella”, ignorava indicazioni dettate da segnali oscuri e arbitrari che vorrebbero obbligarlo a seguire un “senso unico”.Per lui incompatibile.

Prima, sempre “controsenso”, Aniello inforcava delle bici. Preferibilmente  “Graziella”.

Questa ricerca di libertà lo portò ben presto ad eleggere suo regno artistico e di vita il quartiere di Pastena. A questa scelta non fu estranea la potenza (dell’epoca) della famigerata “Repubblica popolare de Pastena”.

repubblicapopolareTorrione, la zona dove era nato, era troppo ostico per lui. Allora era un quartiere chiuso, conservatore ad egemonia culturale fascistizzante. Mentre a Pastena tirava un’altra aria. Agiva un nutrito gruppo di anarchici che avevano un certa agibilità “biopolitica” (come si direbbe oggi) che sfociò in momenti di veri e proprio contropotere proletario. Le droghe leggere giravano e si consumavano quasi liberamente nella ed intorno alla piazzetta della “repubblica”. Mentre venivano scacciati spacciatori e non tollerata l’eroina.  esisteva il gruppo di “Violenza femminista” che combatteva il sessismo e aveva pratiche emancipatorie.

violenza femministaUn manifesto di Violenza femminista

La “meglio gioventù” salernitana e non solo, si adunava sediziosamente fino a tarda notte intorno al chiosco ed ai muri adiacenti al Bar Sport (oggi scomparso), di fronte al sopravvissuto Bar Mexico. Si discuteva e si costruivano relazioni autentiche. Spesso nascevano azioni rivoluzionarie. Si sperimentavano alternative strutturali ed altre forme di vita. Anche la chiusura militante delle sedi fasciste di Mercatello, di Pastena e di Torrione contribuirono non poco ad aumentare l’atmosfera libertaria nel quartiere.

E dove poteva vivere uno spirito libero come Aniello se non in questo quartiere? Anche se la sconfitta politica degli anni settanta ha cancellato questi spazi l’humus culturale è rimasto sedimentato per decenni. Anche i protagonisti di quegli anni, seppur senza più una grossa produzione politica. non hanno mai abbandonato il quartiere o quantomeno ci sono restati molto attaccati.

Di Pastena e di questa realtà Aniello era parte integrante. Ha occupato e vissuto per anni in uno dei primi centri sociali autogestiti nati da queste potenze sociali.

centrosociale1Un manifesto del centro sociale di Pastena

Condividendo l’esperienza in comune con alcuni personaggi e sopratutto con “Vicienz’ senza pensieri”. Scomparso prematuramente in un incidente stradale

vincenzoed un professore d’arte ed artista egli stesso, oltre che militante rivoluzionario, Matteo di Pace.

Aniello non si è mai allontanato da questo quartiere. Una volta ci giunse voce di una poeta napoletana con lo suo stesso stile di vita. Decidemmo che Aniello dovesse trovare la sua anima gemella. Combinammo l’appuntamento ed imbarcammo Aniello su un treno. Ritornò presto. Ci disse che non era riuscito ad uscire dalla stazione di Napoli.

Con questo carattere ed in questo ambito di libertà e di sperimentazione sociale, ogni lavoro di Aniello diventa un vero e proprio happening artistico. A cui partecipano informalmente ed alternatamente intellettuali, rivoluzionari, ragazzi, bottegai, professionisti, operai, disoccupati, casalinghe – che si prendevano una breve pausa dal compito domestico della “spesa” quotidiana – di giovani e di automobilisti che si fermavano per assistere alla creazioni dell’artista.

Questi happening si tenevano nei posti più improbabili. Strada e piazze erano il palcoscenico di Aniello. Ma anche il mare e le spiagge di questo quartiere lo attiravano fortemente ed erano fonti di ispirazioni per il suo lavoro.

Il porticciolo era una delle sue mete preferite. I suoi muri hanno ospitato per anni dei murales di Aniello. Fu capace di dipingere tutti i muri della piazzetta da solo in meno di mezza giornata. Qui bivaccava spesso, fino a dormire sulle sue panchine vicino al mare e sotto il cielo di stelle del porticciolo, dopo aver cantato e suonato la sua chitarra in compagnia.

Contaminati e alfabetizzati dai nuovi valori che investivano il quartiere anche i bottegai ed gli esercenti del ristoro cedono al fascino e all’arte di Aniello. Lo ospitavano e lo rifocillavano o gli davano merci per le sue opere. I commercianti non disdicevano neanche le sue esibizioni poetiche e canore.

Quando il diabete lo insidiò fu curato da una donna. A lei Aniello si rivolgeva come a una madre. Fuggì dalla professionale ed asettica assistenza dell’Umanitas per affidarsi alle sue cure.  Meno tecniche ma certamente più amorevoli.

I ragazzi di giù le mani dal porticciolo hanno organizzato una mostra in onore del pittore.    Qui l’appuntamento Aniello Torretta una vita d’arte…

AniellopamelaIl maestro impegnato in un happening domestico

Biografia essenziale.

Aniello Torretta, nasce a Salerno 13.12.1947  nelle ex palazzine popolari di Torrione, quartiere della zona est della città e muore nella stessa città il 27.03.2008.

La morte in giovane età della madre, lasciò un segno profondo nel piccolo Aniello e nella sua numerosa famiglia. Sopratutto nel padre che si rifugiò nell’alcool.

Ha frequentato le scuole fino al primo anno dell’Istituto Artistico di Salerno. Ma insofferente ad ogni disciplina abbandonò gli studi dedicandosi completamente alla pittura. Insieme agli studi abbandonò anche la famiglia.

La vita di Aniello si è consumata prevalentemente a Pastena, quartiere limitrofo a Torrione dove era nato. Da cui non si allontanava mai, anche se ha avuto altre residenze.  Comunque sempre  in quartieri periferici di Salerno.

Si arrese al diabete che lo consumava solo quando questi gli causò una cancrena alle gambe che lo costrinse al ricovero agli ospedali Riuniti di Salerno.  Dove morì.

pietrobrancacciodottnessuno

5 thoughts on “Aniello Torretta. Un pittore ribelle. Irriducibile ad un mondo che va al contrario

  1. Sono stato un grande amico dello straordinario ed indimenticabile amico Aniello,il tuo ricordo sara’ sempre vivo in me,ciao Liogi

  2. un figlio del quartiere .era uno di noi ,Grande Aniello “senso unico,, ti ricordo con affetto

  3. Conoscevo Aniello e negli anni 2000 ho preso da Aniello vari quadri che conservo con passione, ho capito che era un artista e forse non ha ricevuto da molti le giuste considerazioni per le sue opere. Ciao Aniello

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