Giù le mani… che v’appiacciate. “A vampa” pastenense in tempi di guerra

“Non si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue speranze.”

Theodor W. Adorno

Pubblichiamo il commento del signor Varriale alla foto postata nel profilo di “Giù le mani…” per due motivi.

Il primo è per la schiettezza del racconto che evidenzia la dimensione storica, sociale e urbana di Pastena ai tempi della fanciullezza del signor Varriale. Cosa già di per se, non di poco conto.

Il secondo è perchè testimonia il grosso lavoro di recupero, di rinnovamento e di traslazione “sudalterna”, di tradizioni “comuni” che l’organizzazione di “Giù le mani..” riesce a produrre.

E’ un lavoro ancora sottovalutato e non valorizzato come si dovrebbe.

Generazioni di rivoluzionari non solo a Salerno, ma qui in particolare, hanno compiuto un grosso intervento politico e sociale superando critiche saccenti di partiti e partitini, di politici e politicisti che guardavano a queste pratiche con spocchia e sufficienza, senza capirne nè la prassi nè la immanente proposta di alterità alle ritualizzazioni rappresentative e di classe.

E’, in queste pratiche, in cui, parafrasando Adorno, non si tratta di conservare il passato, ma di realizzare le sue possibilità, che un luogo, la gente che ci vive e che ci ha vissuto ritrovano un senso ed una potenza comune assumendo così il tono ed il significato articolato e profondo di vere manifestazioni altro dal costituito.

Il dottnessuno.

avampa2014

A vampa ai miei tempi

di  Alfredo Varriale

All’inizio degli anni ‘quaranta’ e anche prima, io ed altri ragazzini del rione Pastena, nell’aia di via Trento, 32, dove poi hanno costruito i palazzi con i portici ed ha aperto la farmacia, organizzavamo anche noi “A vampa ‘e Sant’Antuono” sempre il diciassette gennaio.

Per questo andavamo per masserie a Sant’Eustaccio a chiedere legno da ardere. Lo chiedevamo con il seguente ritornello: “Hoi fè, hoi fè. ‘a fascina pe’ sant’antuò, sant’antuò, e si nun ce ‘a vulite dà, sant’antuono ve fa appiccià” e nessuno si rifiutava. Anzi avevano già pronte le fascine ed il legno per la “Vampa”.

Un’ altro compito che avevamo era quello di andare per il quartiere casa per casa a raccogliere gli spiccioli per comprare le botte da sparare durante la “vampata”.

Era davvero bello vedere tutti intorno alla “Vampa” i vicini di casa a divertirsi e a riscaldarsi anche perchè a quei tempi non avevamo i riscaldamenti e gli inverni erano più rigidi.

Quando il legno diventava carbonella ardente, le donne munite di palette e bracieri la raccoglievano e la portavano nelle loro case per riscaldarsi.

Questa era la “Vampa” ai tempi della meravigliosa fanciullezza della mia generazione.