A San Nicola Varco si tratta di repressione e di lotta di classe e non di razzismo.

snicolavarco

La repressione inumana che ha colpito San Nicola Varco è invisibile ai più. Nessuno vede che quasi un migliaio di lavoratori stanno pagando con la vita, il freddo, la fame, il degrado fisico, psichico e morale.

L’ipnosi mediatica ci rende sempre più incapaci di vedere quello che succede intorno a noi. Bombardati dalle iperinformazioni della sfera comunicativa siamo capaci di sapere quanti peli ha sul culo l’ultima escort di B. e che profumo usa il trans di Marazzo, ma non vediamo che la figlia del nostro “benestante” vicino, è diventata una migrante, che è andata a lavorare, in modo precario e sottopagato, al nord o in qualche altra parte del mondo e, nel caso di San Nicola Varco, non vediamo neanche i morti che uno sciagurato e stupido atto repressivo ha creato.

Qualcuno si è accorto che, dopo il violento sgombero da San Nicola Varco di oltre ottocento lavoratori agricoli, è stato solo l’allestimento di un punto di emergenza e di accoglienza a Torre Barriale, una località poco lontana da San Nicola, che ha impedito il peggio con un intervento sanitario, seppur insufficiente, si è evitato il peggio salvando vite umane con l’intervento gratuito e continuo dmedici rivoluzionari veri e propri “Che Guevara” nostrani.

Qualcuno ha visto, ha capito, sa che solo l’intervento sanitario, anche se insufficiente ed inadeguato, messo in atto a Torre Barriale, la località dove hanno trovato rifugio alcuni degli sgombrati da San Nicola Varco, si sono salvate delle vite umane con l’intervento dei nostri “Che” (dottori rivoluzionari) locali?

Qualcuno ha capito che a Torre Barriale hanno trovato rifugio e conforto solo pochissime persone mentre centinaia di loro sono disperse per il Sele, per la regione, per l’Italia ed il mondo?

Qualcuno ha capito che la maggioranza di loro sono invisibili perché senza fissa dimora, senza permesso di soggiorno, senza parenti e amici “regolari”, consolidati su un territorio, come cittadini? E, con questa invisibilità legale, se uno muore nessuno lo sa?

E a Torre Barriale è successo questo.

Ma come si è potuti arrivare a tanto?

La verità, che è sempre rivoluzionaria, ci parla della classica repressione contro lavoratori e dell’ incapacità del riformismo di dare risposte adeguate alla contemporaneità.

Oggi il riformismo anche se animato da buone intenzioni crea disastri enormi. E’ quello che è successo a San Nicola Varco.

Per capire dobbiamo cominciare da quando degli ambraradam politicisti, alla regione campana portano a diventare assessora una certa De (in)Felice, talmente infelice che riesce, con urgenza – è tra le prime cose che fa – a sgombrare la felicità di qualche centinaio di giovani che con sacrifici, conflitti ed intelligenze si erano conquistati un posto dove esprimersi, vivere e lottare. Il Laboratorio Diana reload in via Salvator Allende.

Dopo questa operazione la De (in)Felice, diventando sempre più triste, mette a punto un’altra grande operazione. Quella di San Nicola Varco. E’ irrefrenabile. Raccoglie fondi. Fa progetti. Si impegna notte e giorno e arriva in forze a San Nicola Varco armata di ruspe, docce, container, 510.000,00 euro ed altro ancora.

Come Giovanna D’arco si lancia nella guerra santa per salvare i poveri negri di Eboli.

Ma chi è infelice trasforma tutto ciò che tocca in infelicità. La sua azione è in contrasto con un’altra grande azione riformista capitanata dal sindaco di Eboli. Ci sono all’orizzonte degli outlet da costruire. Speculazioni edilizie e grandi rendite da servire su un piatto d’argento a chi incarna le meravigliose sorti progressive di quest’area: i costruttori e i panciuti signorotti locali parassiti della rendita fondiaria.

Ed ecco il patatrac… si inventa l’allarme sanitario. Si sgombera l’aria. Morte, fame e miseria. Storia vecchia. Già una quindicina di anni fa quest’area ha subito una operazione simile. Si è costruito un grande mercato ortofrutticolo e dopo aver sperperato o meglio distribuito ad amici e parenti fino all’ultimo centesimo i soldi pubblici lo si è lasciato marcire. Abbandonandolo.

Un altro tremendo sogno riformista fallito? No, si è trattato esattamente della realizzazione del sogno. Perchè il sogno riguardava il saccheggio delle casse pubbliche e non il mercato ortofrutticolo che, si è visto, non serviva a niente e non si è fatto. Ma l’appropriazione dei lavoratori migranti della piana del Sele di questo luogo, aveva ridato all’ex mercato nuova vita, anche se povera e misera.

Qui avevano costruito la loro casa. Poco più di baracche, è vero, ma pur sempre la loro casa. E insieme alla loro casa i migranti hanno prodotto ricchezza. Più del 60% del fatturato agricolo di quest’area e prodotto con la loro fatica, mentre politici e potenti depredavano e devastavano. Da sempre.

In un passato recente quest’area ha subito una forte emigrazione a seguito della fine di un ciclo bellissimo di lotte per l’occupazione della terra da parte di braccianti e contadini questa volta indigeni.

Cosa ha da vedere tutto questo con il razzismo? A parte che dopo Lombroso dovremmo sapere che le razze non esistono. Ci sono più differenze fra un montanaro di Avellino ed un cafone calabrese, che fra quest’ultimo ed un magrhebino. Non dovremmo sapere che basta esporsi al sole per diventare neri. Non dovremmo sapere che se non hai qualche euro in tasca sei trattato peggio di un negro, anche se sei un vighingo?

Parlare di razzismo è una fesseria. Buona solo per creare capri espiatori e per rincretinire il popolo bue con nemici immaginari e nascondere i veri crimini che compiono i potenti e ricchi di tutti i tipi e colori. Gialli, neri, rossi o a pallini che siano.

A S. Nicola Varco si tratta di sfruttamento e di repressione dei lavoratori. Si tratta di conflitti e lotta di classe. Per questo quando si parla di San Nicola Varco si deve parlare di lavoratori in lotta, di lotte postmoderne e di repressioni e non di questioni razziali.

fare le anime belle antirazziste invece di stare a fianco delle lotte dei lavoratori non aiuta.

Le reti antirazziste non aiutano queste lotte ma li isolano creando un varco linguistico, ideologico e materiale dove si inseriscono le merda razziste, i fascisti, i sicuritari e la carità pelosa della Caritas.

Laboratorio Diana Reload.
Università Pirata Salerno.

F.i.p. Salerno Dicembre 2009. Testo dott. nessuno.