Londra. Sotto la ribalta delle Olimpiadi, la polvere delle fiamme dell’anno scorso

londra1Oggi Londra nasconde sotto la ribalta delle Olimpiadi tutte le contraddizioni che l’anno scorso la incendiarono. Sembra che nulla possa offuscare l’ordine del capitale. Ma anche l’anno prima dei tumulti tutto sembrava tranquillo. La city e l’aplomb inglese sembravano eterni. Poi, improvvisamente, in modo anonimo e tremendo, le polveri presero fuoco. E questi continuano a nascondere ancora la polvere… che si accumula… si accumula… Nel primo anniversario dell’insurrezione londinese pubblichiamo la produzione a caldo del dottnessuno.

LE INSURREZIONI SONO SENZA VOCE

Le insurrezioni sono senza voce, non hanno niente da dire. Vogliono libertà, ricchezza e potenza. Che non sono chiacchiere.

Le insurrezioni non sono fatti solo dagli ultimi e dalla jacqueries anche ne se assumono la loro forma storica. Quella del tumulto.

Sono costituite, materialisticamente, da chi può e da chi c’è. E da chi le cerca, le vuole e le accoglie, le facilita nel momento e nel luogo dove la governance non ha altra alternativa che costituirsi come forza bruta e non ci riesce.

Naturalmente per l’insurrezione la povertà, non la miseria, è indispensabile, come per tutto – i ricchi sono già potenti e godono da sempre del diritto all’appropriazione.

Anche essere giovani aiuta, perchè in questa fase della vita si è più svegli e veloci e si ha più vita da perdere.

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S’I FOSSI FOCO

A Londra, “la plebe lazzarona e consumista” che ha affrontato un lutto comune elaborandolo col fuoco e con il deturnamento della merce, un mix di appropriazione e distruzione, ha antichi cantori.

Pubblichiamo il video musicato da De Andrè della poesia di Cecco Angiolieri.

Nota: Guardate il video invertendo le due immagini delle donne. Sarà più in sintonia con l’iconoclastia delle parole e della musica: la bellezza e giovinezza biologica è dopo quella della sedimentazione della povertà.

Video Cecco Angiolieri l Fabrizio De Andrè:  S’ì fosse foco

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LENIN COMES BACK

Fa piacere vedere che c’è ancora qualche leninista che non ha perso del tutto la testa.

Video England Riots (August 2011) Lenin Comes Back !

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UN LAVORATORE NEI RIOTS LONDINESI

Mentre Londra bruciava un bravo lavoratore inglese che stava tornando a casa dopo la giusta e sacra giornata lavorativa vede per strada un gioiello ed una bella pagnotta di pane fresco, probabili eccedenze degli espropri proletari del momento. Ci pensa su e porta a casa il pane.

Lo mangia con gusto insieme ai suoi e si sublima nella gloria della coerenza anticonsumista.

Dopo qualche giorno scade l’affitto e con le tasse universitarie versate alla bella famiglia proletaria non è restata una sterlina.

Adesso vivono in strada e il figlio studia con i libri sopra un bidone di monezza. Ma nessun panciapiena e cervellovuoto di sublime filosofo li ha potuti chiamare chiamare consumisti.

Un commento di Giso Amendola. “Bravo dott. Che noia ‘sti “benecomunisti” per cui la rivoluzione sarebbe più o meno un’infinita quaresima e la merce una misteriosa sostanza venefica da non toccare! Merce-tabù, versione pezzente del feticismo delle merci, ma comunque di feticismo si tratta!”

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TEMPI POSTMODERNI

Una volta si era solo brutti, sporchi e cattivi, oggi si è pure consumisti.

Se la rivoluzione non era un pranzo di gala. Figuratevi le insurrezioni.

Da black bloc a consumisti: tentativo di neutralizzazione delle rivolte con la promozione sociale? 🙂

Sono le risposte alle innovazioni filosofiche postmoderne proposte da Zizek per una sana, salubre, pulita ed idealistica rivoluzione.
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AUGURI DI BUON FERRAGOSTO 2011
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E non siate consumisti come i londinesi. Non saccheggiate niente.
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DELLA SERIE DOVE PORTANO LE STRONZATE GRILLIN TRAVAGLIESCHE
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Dal Corsera:
Madre riconosce la figlia diciottenne fra i rioters. La denuncia e le fa perdere il lavoro nelle strutture olimpiche. 
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FIAMME A LONDRA. INSURREZIONI E POTENZA COMUNE
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Operai che fermano il tempo per correggerlo
 “Il problema, in questo paese, è che i bianchi sono diventati negri, hanno perso il senso della dignità occidentale, sono diventati dei selvaggi… hanno cambiato il colore della pelle e il DNA.”  David Starkey, noto (cretino) commentatore BBC.

“i ragazzi portati in tribunale in queste ore: disoccupati, ma anche occupati, neri ma anche bianchi, poco istruiti ma anche molto istruiti.”  Alberto De Nicola, Le rivolte “logiche”.

Londra è in fiamme e le insurrezioni esplodono a catena. Occorre cominciare a farsi domande “utili” e sensate su questi potenti eventi. Domande radicali come queste.

Come mai non esplodono sempre e ovunque?. Perchè non riescono a far nascere e sedimentare dispositivi biopolitici locali e globali permanenti?.

Le domanda correnti, ponendo il problema del loro significato universale e politico o meglio politicista, sono fuorvianti. Qualsiasi siano le risposte. Da quelle che parlano di disperazione e/o di criminali all’opera a quelle che ne esaltano le ragioni.  Non servono nemmeno tutte le articolazioni possibili fra questi estremi: dalle nenie politiche che reclamano abominio e repressione delle rivolte a quelle compassionevoli per le disgrazie in cui l’umanità è caduta negli ultimi tempi a quelle inneggianti all’antagonismo.

Questo tipo di domande non servono a cambiare le cose e la vita. Non costituiscono. Sono culturaliste. Cercano risposte per consacrare nuove messe, mettento in ordine il mondo nelle proprie teste, cercando nuove rappresentanze universalistiche impossibili lasciando il reale inalterato.

Le domande necessarie sono quelle che servono a suscitare risposte utili per scassare questo presente, per cambiarlo. E non a darci una ragione che è sempre dei fessi se serve a contempiarci (alienarci) in essa.

Con domande sbagliate abbiamo risposte sbagliate e sui riots, nel migliore dei casi, otteniamo nostalgie per dei leader degli anni sessanta e per le loro affermazioni come a riot is the language of the unheard’, finendo per parlare, senza vergogna, di ultimi e di jacquerie.

Le insurrezioni sono senza voce, non hanno niente da dire. Vogliono libertà, ricchezza e potenza che non sono chiacchiere. Sono costituenti di per sè. Sono la critica pratica a questo presente.

Le insurrezioni non sono fatti dagli ultimi o dalla jacquerie, anche se ne assuono la forma storica, quello del tumulto, ma molto materialisticamente sono fatte da chi può, da chi c’è al momento e nel luogo opportuno. E da chi le cerca, le vuole e le accoglie…

Naturalmente per l’insurrezione la povertà è indispensabile, come per tutto. I ricchi e potenti godono già del diritto all’appropriazione. Anche essere giovani aiuta, perchè in questa fase della vita si è più svegli e veloci e si ha più vita da difendere.

Forse, il non riuscire a porsi domande utili, non è dovuto al fatto che tutti, ma proprio tutti, non riusciamo a vedere, ignorando con caparbietà e ostinazione, la forza che si innesca, sviluppa e si scatena nelle insurrezioni che è la potenza comune? Potenza comune, non il “semplice” comune e nemmeno il “solo” farsi moltitudine.

Dopo aver scoperto ed imposto il comune ed i suoi beni non sarebbe il caso di studiare, fare inchiesta, cantare, inneggiare, scrivere storia e storie, fare poesia e farsi affascinare da questo straordinario fenomeno costituente che è la potenza comune? Passaggio necessario e tassello fondamentale per costruzione delle istituzioni del comune?

Senza la potenza del comune, il comune stesso marcisce, trasformandosi in un’altra liturgia rappresentativa. Dopo la vittoria sui referendum gli esempi non mancano.

Le insurrezioni cercano nuovi tempi sparando agli orologi pubblici come a Parigi nel 1830 o “deturnando” le merci ed il loro valore distruggendole e/o appropriandosene, come oggi. Mica facendo petizioni e consacrando nuove litanie rappresentative.

Ci sta, si sente, la potenza del comune è immanente… costituente… presente… invadente?… ecc.  O no?